Per molti giocatori, il problema non è eliminare ogni rischio, ma poter affrontare le macchine senza diventare automaticamente il bersaglio di altri umani. La modalità PvE di ARC Raiders risponde proprio a questa richiesta, ma Embark Studios non l’ha ancora annunciata per la versione globale del suo sparatutto a estrazione, uscito nell’ottobre 2025.

La domanda continua a comparire sotto gli interventi ufficiali dello studio. Non nasce soltanto dal desiderio di un’esperienza più semplice: una parte del pubblico cerca cooperazione, progressione e combattimenti contro gli ARC senza la pressione costante degli scontri fra giocatori. Embark, però, considera l’incertezza un elemento centrale dell’esperienza. Un dettaglio non proprio secondario.

Il calo su Steam non racconta tutta la storia

I dati di Steam Charts mostrano una contrazione netta. La media dei giocatori contemporanei è scesa da 241.197 a gennaio a 35.915 a giugno, fermandosi intorno a 30.560 negli ultimi 30 giorni. È un calo abbastanza evidente da spiegare perché ogni discussione sul futuro finisca per includere la parola “salvezza”.

Il quadro complessivo, tuttavia, è meno catastrofico. Entro maggio, l’editore Nexon aveva registrato oltre 16 milioni di copie vendute e 1,5 miliardi di ore giocate. Più della metà degli utenti ancora attivi aveva superato le 100 ore. Nexon ha quindi descritto la comunità rimasta come ampia e molto fedele.

ARC Raiders non è deserto, ma ha perso una parte consistente dello slancio iniziale su Steam. Per Embark la posta in gioco è chiara: riportare chi si è allontanato senza modificare fino a renderlo irriconoscibile il motivo per cui altri continuano a giocare.

Embark sta già limitando gli scontri indesiderati

L’assenza di partite esclusivamente PvE non significa che lo studio abbia ignorato del tutto il problema. A febbraio, la condizione temporanea Shared Watch premiava la cooperazione contro le macchine ARC. Gli scontri tra giocatori rimanevano possibili, quindi non era una vera alternativa pacifica, ma rappresentava un esperimento nella direzione richiesta dalla comunità.

Secondo PC Gamer, il sistema di abbinamento basato sul comportamento tende inoltre a riunire utenti con livelli simili di aggressività. Embark ha precisato che difendersi non viene più considerato un atto ostile e che la maggioranza dei Raiders non è stabilmente pacifica o aggressiva, ma si colloca nel mezzo.

Lo studio non garantisce comunque sessioni prive di PvP. Vuole che Topside conservi una certa imprevedibilità e non diventi completamente leggibile. All’inizio del 2026, Embark ha anche spiegato di aver messo in discussione il PvP durante lo sviluppo, prima di considerarlo essenziale per il progetto finale.

Che cosa sta sperimentando la versione cinese

Il test più vicino a una soluzione arriva dalla Cina. PCGamesN e Destructoid hanno riferito che la beta locale include Rebellion Incident, una condizione orientata al PvE nella quale i partecipanti restano neutrali finché non scelgono di attaccare. Chi passa all’offensiva viene segnalato agli altri.

Il sistema non elimina del tutto il conflitto, ma lo rende volontario e riconoscibile. Potrebbe quindi soddisfare chi vuole concentrarsi sugli ARC senza cancellare la possibilità di combattere contro altri utenti.

Al 17 luglio 2026, Embark non ha confermato l’arrivo di Rebellion Incident in altre regioni. Il test potrebbe servire a misurare una preferenza specifica del mercato cinese oppure a valutare una soluzione più ampia. Per ora, la differenza regionale alimenta soprattutto la frustrazione di chi vede già pronta una possibile risposta, ma non può utilizzarla.

Perché gli altri giochi stanno aprendo al PvE

Il settore degli sparatutto a estrazione si sta muovendo verso formule più flessibili. Non tutti offrono modalità dedicate, ma gli esempi sono ormai numerosi:

  • Escape from Tarkov ha introdotto una piattaforma PvE parallela alla struttura PvPvE principale.
  • Arena Breakout Infinite ha annunciato a maggio una modalità PvE permanente.
  • Bungie ha sperimentato contenuti PvE per Marathon e ne ha previsto una modalità completa durante l’estate.
  • Gray Zone Warfare propone Joint Operations, mentre Delta Force include contenuti contro l’ambiente.
  • Incursion: Red River, Escape from Duckov, ZERO Sievert, Cargo Hunters, Far Far West, The Forever Winter e Road to Vostok adottano formule PvE.
  • Ghosts of Tabor offre questa possibilità nella realtà virtuale.

Anche The Finals, l’altro sparatutto di Embark, ha ricevuto sessioni di allenamento contro avversari controllati dal gioco. Non equivale a una promessa per ARC Raiders, ma dimostra che lo studio non considera i bot un’offesa personale.

Queste alternative possono trattenere chi ama raccolta, progressione e cooperazione, ma non vuole perdere il bottino per un’imboscata umana a ogni uscita. Il vantaggio per gli sviluppatori è evidente. Il rischio consiste nel dividere popolazione, code e sistemi economici fra esperienze differenti.

Frozen Trail può cambiare la direzione del gioco?

Embark continua a presentare Frozen Trail, previsto per ottobre, come il più grande aggiornamento successivo al lancio. Porterà una nuova mappa e altri contenuti legati alla progressione, ma il programma ufficiale non cita partite riservate al PvE.

Nexon sostiene che l’aggiornamento debba riattivare gli utenti inattivi e cambiare il modo in cui ARC Raiders viene giocato. È un obiettivo ambizioso, soprattutto dopo il calo registrato su Steam. Senza un annuncio specifico, però, aspettarsi una modalità cooperativa pura significa affidarsi più alla speranza che al calendario.

Il PvE potrebbe riportare una parte del pubblico e offrire un ingresso meno ostile ai nuovi giocatori. Non garantirebbe da solo una ripresa duratura. La strada più coerente con le scelte di Embark sembra invece un compromesso: eventi cooperativi, abbinamenti comportamentali e condizioni nelle quali l’aggressione diventa una scelta esplicita. Il test cinese dirà se quella soluzione può funzionare senza togliere al gioco la tensione che lo studio considera indispensabile.