L’accesso a Downing Street, nel momento peggiore possibile

Le email rese pubbliche dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti mostrano che Peter Mandelson, politico britannico e pari del Regno Unito, cercò di aiutare Jeffrey Epstein a organizzare una visita a 10 Downing Street per la sua cosiddetta “figlioccia”, in un periodo in cui Epstein era già in carcere per aver favorito la prostituzione di una minorenne.

All’epoca Mandelson era ministro per il Commercio nel governo di Gordon Brown e sedeva sui banchi di vertice della Camera dei Lord. Epstein, invece, stava scontando in Florida una pena di 18 mesi come sex offender condannato.

In una delle email, Epstein scrive al gestore di hedge fund Glenn Dubin, il cui figlio veniva chiamato da Epstein la sua “figlioccia”, dicendo che avrebbe “organizzato un viaggio a Number 10 e alla Camera dei Lord con Peter Mandelson per voi ragazzi”.

Lo stesso giorno Epstein scrisse direttamente a Mandelson, spiegando che la persona più importante per lui, dopo il politico, era la sua figlioccia, che sarebbe stata a Londra la settimana successiva. Voleva sapere cosa si potesse fare per rendere il viaggio “molto speciale”.

Quando Mandelson chiese l’età della ragazza, Epstein rispose “15”, aggiungendo che sarebbe stata con i genitori. Chiese quindi un incontro di “dieci minuti” a Downing Street e alla Camera dei Lord. Mandelson rispose: “Va bene per tutto”. Epstein replicò: “Perfetto”.

Pochi giorni dopo, Mandelson scrisse di stare “facendo il possibile per accontentare” la richiesta e che “la questione era ancora in corso”. Epstein inoltrò poi la risposta a Dubin.

Il giro di email e il nome di Andrew

Questi messaggi fanno parte di migliaia di email contenute nell’ultima tranche dei cosiddetti Epstein files che citano Mandelson. Il quadro che emerge è quello di un rapporto in cui Epstein sembrava usare la sua vicinanza al politico britannico, mentre Mandelson appariva disposto ad aprirgli porte istituzionali nonostante la condanna.

Tra gli scambi compare anche un riferimento a una visita a Buckingham Palace. Dubin scrisse a Epstein: “Gran bel momento a Buckingham Palace... Andrew è stato fantastico. Grazie! G”. Quindici minuti dopo, Epstein scrisse a Ghislaine Maxwell, ex compagna e condannata per traffico sessuale di minori: “Andrew ha preso il tè con i bambini di Dubin e con Glenn”.

Le email sembrano riferirsi ad Andrew Mountbatten-Windsor, ex principe e fratello di re Carlo. Virginia Giuffre, vittima di Epstein, lo accusò di violenza sessuale, sostenendo che l’avesse stuprata tre volte nel 2001, quando aveva 17 anni, nell’ambito della rete di traffico sessuale gestita da Epstein. Quelle accuse portarono a una causa civile nel 2021, poi chiusa con un accordo extragiudiziale.

Celina Dubin, figlia di Glenn Dubin ed “figlioccia” di Epstein, è figlia di Eva Andersson-Dubin, ex fidanzata del finanziere. Le email indicano anche che, dopo la visita a Londra, Epstein mantenne i contatti con lei.

Una relazione che non è mai stata davvero privata

Il materiale reso pubblico solleva nuove domande sul perché Mandelson, ben consapevole della condanna di Epstein, fosse disposto a facilitare un incontro che coinvolgeva una ragazza minorenne mentre era membro del governo britannico.

Nel 2009 Mandelson era tornato ai vertici dell’esecutivo laburista, ruolo che mantenne fino al 2010. Più tardi costruì una carriera redditizia come consulente internazionale e, nel 2024, il premier Keir Starmer lo nominò ambasciatore britannico negli Stati Uniti.

Il suo rapporto con Epstein, morto in carcere nel 2019 mentre attendeva processo per traffico sessuale, è diventato un problema politico difficile da archiviare. La vicenda ha persino alimentato richieste di dimissioni per Starmer.

Nel settembre 2025 la diffusione di alcuni Epstein files da parte del Dipartimento di Giustizia spinse Mandelson a lasciare l’incarico di ambasciatore. Una seconda tranche, pubblicata il 30 gennaio, lo accusava di aver trasmesso a Epstein informazioni riservate del governo in più occasioni. Il governo britannico rimise la questione alla polizia per un possibile procedimento penale. Mandelson fu brevemente arrestato in febbraio e poi rilasciato su cauzione, mentre le indagini proseguono.

La crisi politica si è allargata fino a costringere alle dimissioni due consiglieri di alto livello dell’esecutivo. Per provare a contenere i danni, Starmer ha annunciato la pubblicazione di tutti i documenti legati alla nomina di Mandelson, scelta che ha ottenuto il risultato abituale delle operazioni di trasparenza improvvisate: più attenzione, non meno.

I primi documenti diffusi, ormai noti come i “Mandelson files”, mostravano che i funzionari britannici avevano già avvertito che i legami di lunga data con Epstein rappresentavano un “rischio reputazionale” per il Paese.

Secondo gli atti governativi, durante i controlli condotti alla fine del 2024 Mandelson negò più volte aspetti importanti del suo rapporto con Epstein, compreso il fatto di aver soggiornato con lui dopo la condanna del 2008. Ma la corrispondenza interna mostra che i funzionari erano pienamente consapevoli di quel legame, lo discussero nel quadro delle verifiche e sollevarono dubbi con il capo di gabinetto del premier. La nomina andò comunque avanti.

Starmer si è poi scusato per quella decisione. Nei prossimi giorni sono attesi altri messaggi WhatsApp, che potrebbero riaccendere le richieste di dimissioni del premier e mettere un’altra volta alla prova la resistenza del governo britannico.

“Come il cattivo ragazzo che sei”

Uno dei primi scambi conservati negli atti riguarda Ghislaine Maxwell.

Già nel giugno 2002 le email mostrano Mandelson in contatto diretto con lei, inserito in un ambiente in cui intimità e potere si mescolavano senza troppi scrupoli.

“Adoro il disgustoso. Per questo sono selvaggio e pericoloso...”, scriveva Mandelson a Maxwell.

Nello stesso scambio il tono virava verso possibili attività di consulenza politica e d’affari negli Stati Uniti, con riferimenti a contatti legati all’ex senatore americano George Mitchell.

In un altro passaggio Mandelson sembra aver fatto irruzione in un pranzo con Epstein, ricevendo poi tramite Maxwell una ramanzina: “Hai rovinato il pranzo di Jeffrey. Pete, ti avevo già avvertito di questo. Comportati bene oppure verrai punito come il cattivo ragazzo che sei”.

All’epoca Mandelson era in una fase di isolamento politico. Nel 2002 aveva già lasciato il governo due volte, prima dopo aver ottenuto un prestito di 373.000 sterline da Geoffrey Robinson per comprare casa, poi dopo le accuse di essere intervenuto in una pratica per il passaporto dell’imprenditore Srichand Hinduja.

Fu in quel periodo di pausa forzata che Mandelson consolidò i legami personali e d’affari con Epstein.

Le email iniziali segnano il modello di ciò che seguirà: scambi lunghi e tortuosi, nei quali allusioni sessuali e affari convivono con sorprendente disinvoltura.

Nel 2003, messaggi di Mandelson destinati a Epstein comparvero in un libro per il 50° compleanno del finanziere. Alcune pagine contengono fotografie dei due insieme, accompagnate da note scritte a mano in cui Mandelson definisce Epstein il suo “migliore amico”. Il volume restò fuori dalla vista del pubblico per vent’anni, fino alla sua pubblicazione lo scorso settembre.

Dagli atti emergono anche legami finanziari. Estratti bancari del 2003 e del giugno 2004 sembrano mostrare che Epstein effettuò diversi pagamenti da 25.000 dollari ciascuno su conti associati a Mandelson, secondo quanto riportato dal Financial Times.

L’attrazione per il lusso di Epstein

Altri messaggi suggeriscono che Mandelson desiderasse uno stile di vita che la politica domestica non avrebbe potuto offrirgli. Epstein gli apriva l’accesso all’abbondanza quasi illimitata degli ultra-ricchi.

In uno scambio del 2005 Mandelson chiese: “Quando vai sull’isola a Natale? Ho difficoltà a trovare biglietti aerei per St Barts e mi chiedevo se fosse meglio passare dagli Stati Uniti, da New York o da Miami”. Epstein rispose in modo molto pratico: “Posso pagarti i biglietti, se serve”.

Non è chiaro se l’offerta sia stata accettata. In un altro messaggio Maxwell scrisse a Epstein: “Ho chiesto a Mandelson come arriva sull’isola. Ha detto, spero che JE gli mandi l’elicottero... quindi presumo che tu voglia che gli dia un passaggio sull’aereo”.

Le email suggeriscono che Mandelson fosse colpito dal fascino dell’isola caraibica di Epstein e della sua casa di New York, frequentata più volte secondo la corrispondenza. Foto diffuse in seguito mostrano Mandelson in accappatoio mentre ride con Epstein e con Mountbatten-Windsor, allora principe Andrea, che alla fine del 2025 fu privato dei titoli reali a causa delle rivelazioni sul suo rapporto con Epstein.

Un’altra immagine diffusa mostra Mandelson in biancheria intima mentre parla con una donna non identificata in quella che sarebbe stata la residenza di Epstein.

In un’email del 2002 Mandelson disse a Maxwell che un incontro a Parigi era saltato e le chiese se poteva “fermarsi ancora qualche giorno per avere pace totale”. Non è chiaro perché stesse chiedendo il suo permesso per restare nella capitale francese, né se Maxwell ed Epstein stessero coprendo i costi.

Dopo la condanna, i contatti continuano

Nel 2008 Epstein fu arrestato con l’accusa di aver sollecitato la prostituzione di una minorenne. Molti dei suoi ex contatti dissero poi di aver interrotto i rapporti in quel periodo. Gli atti, però, mostrano che Mandelson si comportò quasi da consigliere informale, aiutandolo a gestire le accuse.

“Stai reagendo, quindi ti serve una strategia”, gli scrisse. Gli chiese più volte aggiornamenti, “sviluppi” e se tutto fosse sotto controllo.

“Spero che tu stia elaborando una strategia”, aggiunse in un altro messaggio.

Dopo aver saputo della condanna, Mandelson scrisse: “Ti stimo molto e sono disperatamente furioso per quello che è accaduto... I tuoi amici restano con te e ti vogliono bene”.

Dopo la condanna, i due non interruppero i rapporti. Gli atti indicano che continuarono a scriversi con regolarità anche mentre Epstein era in carcere per aver sollecitato la prostituzione di una ragazza minorenne.

La frequenza degli scambi aumentò di nuovo nel giugno 2009, quando Mandelson fu nominato primo segretario di Stato, di fatto la seconda figura più potente del governo Brown. Epstein sembrò quasi festeggiare la promozione. In un messaggio inoltrò a Maxwell e a Jean-Luc Brunel, ex modello e trafficante sessuale, un articolo del Guardian sul nuovo incarico. In un altro congratulò Epstein per il suo “ritorno” e disse di esserne “orgoglioso”. In un altro ancora fece sapere la notizia alla sua rete di contatti influenti, compresi dirigenti di JPMorgan come Jes Staley, scrivendogli: “Per ogni effetto pratico Peter Mandelson è ora il vice primo ministro”.

A volte Epstein sembrò persino fare da intermediario tra Mandelson e Staley, che in diversi documenti degli Epstein files è accusato di aver aggredito sessualmente una donna, accusa che lui nega.

Gli atti suggeriscono che Epstein passasse messaggi tra Mandelson e dirigenti senior di JPMorgan, favorendo incontri e discussioni su temi finanziari e politici. Staley, per esempio, gli chiese di organizzare colloqui con Mandelson, che sembrano essersi svolti nel dicembre 2009, nel febbraio 2010 e in una telefonata fissata da Epstein nel marzo 2010, oltre a una chiamata con Mandelson o con l’allora cancelliere Alistair Darling nel gennaio 2010.

Il tono degli scambi oscillava tra ammirazione e calcolo. In un passaggio Epstein definì Mandelson “sfuggente” dopo che questi aveva fatto pressioni su una banca perché garantisse un progetto minerario sostenuto dal loro comune conoscente Nat Rothschild, secondo quanto riportato dal Guardian.

Epstein iniziò anche a dispensare consigli. Suggerì che Mandelson potesse sfruttare la sua nuova posizione, “alla guida di tutte le università”, per istituire un premio sull’“intelligenza artificiale artificiale per la guerra informatica”, un settore che interessava anche Epstein sul piano d’affari. La risposta di Mandelson fu eloquente: “Puoi diventare il mio consulente speciale non retribuito”.

Altri messaggi indicano che Mandelson potrebbe aver avvisato Epstein di sviluppi politici delicati, tra cui le dimissioni imminenti di Brown nel 2010 e un salvataggio da 500 miliardi di euro dell’Unione europea per stabilizzare la crisi del debito greco.

Pochi giorni dopo la sua nomina a primo segretario di Stato, Mandelson inoltrò a Epstein un’email privata inviata a Brown con informazioni sensibili di mercato, compresi i possibili asset pubblici da vendere, la politica fiscale e l’aspettativa che i conservatori avrebbero vinto le elezioni successive.

La nota, definita “interessante”, era stata inviata da Nick Butler, consigliere speciale, e illustrava alcune “questioni d’affari” per il premier. Epstein, ancora in carcere, rispose offrendo a sua volta consigli di politica economica. Il governo, scrisse, avrebbe dovuto considerare non solo i beni materiali ma anche gli “asset INTELLETTUALI, che non vengono sfruttati”. Un bel colpo di modestia, da parte di un detenuto che dava lezioni di strategia economica a un ministro.

“Tu sei l’unica persona che sa tutto di me”

Nel weekend successivo a quella corrispondenza, Mandelson sembra aver soggiornato nella residenza di Epstein. I due, intanto, continuarono a mantenere un rapporto personale molto stretto. In uno scambio Mandelson scrisse: “Ieri notte ho fatto un lungo sogno su di te”.

In un altro Epstein si comportò da confidente. Mandelson, scrivendo dai banchi della Camera dei Lord mentre sembrava impegnato in attività parlamentari, chiese se Epstein avesse parlato con un contatto.

La conversazione poi virò su una certa Simone. “Sono preoccupato per Simone, che è completamente disperata”, scrisse Mandelson. “Non so cos’altro fare. Idee?”

Epstein gli consigliò di andare a New York per un fine settimana: “Sì, dovresti andare a New York per un weekend... Su questo sono stato coerente. Non perdere l’occasione. Incontrare persone che ti piacciono davvero è raro, non essere pigro, prendi un aereo”.

“Tu sei l’unica persona che sa tutto di me”, rispose Mandelson più tardi.

Settimane dopo, però, Epstein sembrò cambiare idea. Scrisse: “Sto riconsiderando la questione Simone alla luce del tuo nuovo profilo. Temo che chieda guai seri. Non resterà riservata. Rinaldo andrà su tutte le furie. È una faccenda piena di rischi”.

Riappaiono anche i collegamenti finanziari. Secondo quanto ampiamente riportato, nel settembre 2009 il marito di Mandelson, Reinaldo Avila da Silva, scrisse a Epstein chiedendo aiuto economico per coprire i costi di un corso di osteopatia, tra rette, attrezzature e un laptop. Epstein accettò: “Trasferirò immediatamente l’importo del tuo prestito”.

Seguì un pagamento di 10.000 sterline. Quando da Silva chiese se l’importo coprisse le tasse scolastiche, Epstein confermò. Mandelson intervenne con una nota prudente: “Ricordagli che, per evitare una dichiarazione per imposta sulle donazioni, deve trattarsi di un prestito”.

Pochi giorni dopo da Silva confermò l’arrivo del denaro: “Grazie per i soldi che sono arrivati questa mattina sul mio conto”.

I contatti tra Mandelson ed Epstein non si fermarono lì. Secondo gli atti, i due continuarono a scriversi fino al 2016, mentre il report di due diligence del governo britannico sostiene che la relazione sia proseguita fino al 2019.

In uno degli scambi finali, Mandelson sembrò ancora affascinato dal potere, quello altrui almeno. “A proposito, come uomo politico, Donald è fenomenale”, scrisse riferendosi al presidente statunitense Donald Trump. “La tecnica e la tenacia sono straordinarie”.