Un’altra grana per Noem

Kristi Noem, ex segretaria alla Sicurezza interna degli Stati Uniti, è di nuovo al centro di un caso scomodo. Stavolta non c’entra solo la gestione del Dipartimento per la sicurezza interna, ma anche l’ennesimo capitolo della storia, già abbastanza surreale, del marito Bryon Noem.

La nuova accusa arriva dopo settimane in cui sono emersi dettagli sul presunto interesse di Bryon Noem per donne dall’estetica da Barbie e per il cross-dressing. Secondo quanto riportato dal Daily Mail, avrebbe coltivato online un fetish definito “bimbofication”, cercando donne con un aspetto da “Barbie Doll” e inviando anche 25.000 dollari alle sue conoscenze virtuali. Sì, un livello di discrezione che, evidentemente, non era nelle specifiche.

L’ipotesi del ricatto

A detta di alcuni esperti, il problema non riguarda soltanto la vita privata della famiglia Noem. Potrebbe anche aver aperto un varco a possibili pressioni esterne.

L’esperto di controspionaggio statunitense Jack Barsky ha detto al Mail che è “sbalorditivo” che una persona nella posizione del coniuge di Noem mostrasse un giudizio così scarso. L’ex ufficiale della CIA Marc Polymeropoulos ha aggiunto che, se una testata giornalistica è riuscita a scoprire questi dettagli, allora si può presumere con buona probabilità che anche un servizio di intelligence ostile ne sia a conoscenza.

Polymeropoulos ha anche spiegato che questo è proprio il tipo di informazione che i servizi di spionaggio usano per esercitare pressione e ottenere collaborazione.

Va detto, però, che non c’è alcuna indicazione che un simile ricatto sia davvero avvenuto al DHS.

Le nuove accuse sui contratti

Intanto, Noem affronta un’altra contestazione, questa volta sul fronte amministrativo. Secondo un’inchiesta di NOTUS, avrebbe assegnato contratti del Department of Homeland Security per milioni di dollari a cinque società riconducibili a un unico donatore repubblicano.

L’indagine è arrivata mentre Noem era già uscita di scena dal suo incarico di governo all’inizio di marzo. Tuttavia, continua a far parte dell’amministrazione in un nuovo ruolo, quello di “special envoy to The Shield of the Americas”. Per chi ama i titoli solenni e vagamente epici, il settore pubblico americano continua a offrire materiale abbondante.

Il nome al centro dell’indagine

La vicenda è finita sotto la lente del deputato Robert Garcia, membro della House Oversight Committee. Garcia sta esaminando come cinque aziende, tutte controllate dal donatore repubblicano ed ex dipendente del Dipartimento di Stato William Walters, abbiano ottenuto contratti molto remunerativi per sostenere la campagna di espulsioni di massa voluta da Noem.

La questione è emersa da una lettera inviata da Garcia a Walters, poi ottenuta da NOTUS. Il documento si concentra in particolare su Salus Worldwide Solutions, una delle società di Walters.

La lettera chiede come mai le imprese di Walters, che non avevano mai lavorato prima su contratti legati all’immigrazione, siano riuscite a ottenere diversi appalti pubblici, incluso uno che valeva quasi 1 miliardo di dollari.

Tra questi c’era anche un contratto per l’uso di un jet privato, che il DHS di Noem ha difeso sostenendo che fosse necessario per l’applicazione delle misure di sicurezza al confine.

La replica di Walters

Walters ha respinto ogni accusa. In un’email inviata a The Independent, ha scritto che né lui né alcun membro della sua azienda hanno mai avuto, né hanno oggi, un rapporto con Cory Lewandowski, l’assistente del DHS citato nelle speculazioni.

Ha aggiunto che nessuno in Salus avrebbe mai cercato o accettato trattamenti di favore da parte di funzionari federali nell’assegnazione di contratti, né avrebbe chiesto o ricevuto qualcosa di valore per terzi. Walters ha definito false tutte le accuse e ha detto che la sua società intende spiegare al Congresso, nel dettaglio, cosa fa e come lavora.

Ora gli è stato imposto un termine: il 16 aprile dovrà consegnare alla commissione di supervisione i documenti relativi al suo lavoro con l’amministrazione.

Nel frattempo, Noem resta sullo sfondo di una tempesta che unisce scandalo personale, sospetti politici e domande molto concrete su come certi contratti siano stati assegnati. Un’agenda leggera, insomma.