La decisione del tribunale di Roma

Il tribunale di Roma ha stabilito che alcuni aumenti di prezzo applicati in passato da Netflix erano illegittimi. Tradotto in termini meno eleganti ma più utili: per milioni di utenti italiani potrebbe aprirsi la possibilità di chiedere rimborsi per importi che, nel tempo, possono arrivare a diverse centinaia di euro.

La decisione è stata emessa il 1 aprile con la sentenza 4993/2026 della sedicesima sezione civile e conferma il ricorso presentato da Movimento Consumatori. Secondo i giudici, le clausole che consentivano a Netflix di modificare prezzi e condizioni contrattuali tra il 2017 e gennaio 2024 non erano valide.

Il nodo delle modifiche unilaterali

Al centro della vicenda c’è il cosiddetto ius variandi, cioè la facoltà di cambiare unilateralmente le condizioni del contratto. Il tribunale ha ritenuto che Netflix non avesse spiegato in modo sufficientemente chiaro, nei contratti, perché e quando potesse intervenire sui prezzi.

Secondo i giudici, avvisare gli utenti con 30 giorni di anticipo e offrire la possibilità di disdire non bastava. Gli abbonati avrebbero dovuto conoscere fin dall’inizio le condizioni specifiche che avrebbero potuto portare a un aumento.

Per questo motivo, gli aumenti introdotti nel 2017, 2019, 2021 e novembre 2024 per i contratti sottoscritti tra il 2017 e gennaio 2024 sono stati considerati illegittimi e dovranno essere restituiti.

Le condizioni aggiornate dal 2025

La sentenza però non boccia tutto in blocco, perché le condizioni aggiornate da Netflix nell’aprile 2025 sono state ritenute conformi. In quel caso, infatti, la società ha legato eventuali variazioni di prezzo a fattori definiti, come aggiornamenti del servizio, obblighi normativi e esigenze di sicurezza. Una precisione che, a quanto pare, arriva sempre dopo la visita in tribunale. Che tempismo.

Secondo Movimento Consumatori, la decisione riguarda milioni di utenti in Italia. La base abbonati di Netflix nel Paese sarebbe passata da 1,9 milioni nel 2019 a circa 5,4 milioni nell’ottobre 2025.

L’associazione sostiene inoltre che gli aumenti contestati abbiano raggiunto complessivamente 8 euro al mese per i piani premium e 4 euro al mese per quelli standard. In pratica, un abbonato premium di lunga data potrebbe arrivare a un rimborso di circa 500 euro, mentre per gli utenti standard la cifra si aggirerebbe intorno ai 250 euro.

Obblighi di informazione e possibili sanzioni

La sentenza impone anche a Netflix di informare direttamente i consumatori coinvolti. L’azienda dovrà pubblicare la decisione sul proprio sito per almeno sei mesi, avvisare gli utenti via email o raccomandata e far comparire l’annuncio sui principali quotidiani.

Per adeguarsi, Netflix ha 90 giorni di tempo. In caso contrario, scatterebbe una penale di 700 euro al giorno.

La risposta di Netflix

Netflix ha già annunciato che farà ricorso. L’azienda ha dichiarato: "Presenteremo appello contro la decisione. In Netflix, i nostri abbonati vengono prima di tutto. Prendiamo molto sul serio i diritti dei consumatori e riteniamo che le nostre condizioni siano sempre state in linea con la legge e la prassi italiana."

Nel frattempo, Movimento Consumatori chiede anche una riduzione immediata dei prezzi per eliminare gli aumenti giudicati illegittimi. L’associazione ha avvertito che, se i rimborsi non verranno riconosciuti, porterà avanti una class action.

L’esito finale dipenderà quindi dall’appello di Netflix, che dovrebbe includere anche una richiesta di sospendere l’esecuzione della sentenza. Per ora, il tribunale ha parlato chiaro. E, quando succede, i listini improvvisamente smettono di sembrare un dettaglio.