Un boss disponibile troppo presto, e la tentazione era inevitabile

Su World of Warcraft, lasciare un boss del raid lì, a portata di click, una settimana prima dell’apertura ufficiale è quasi un invito a provarci. E infatti qualcuno ci ha provato.

Il raid March of Quel’Danas di World of Warcraft: Midnight aprirà martedì, ma uno dei suoi boss, L’ura, è già presente nel gioco. Nella lore di Warcraft è una massa fluttuante di energia quasi divina. Nel gioco, però, sopra la sua testa c’è una barra della salute molto più concreta: 149 milioni di punti vita. Per giocatori come lo YouTuber Rextroy, questo significa una sola cosa: si può cercare di farla crollare prima del tempo.

Il primo problema: restare vivi abbastanza a lungo

Il primo ostacolo non era infliggere danni, ma riuscire ad avvicinarsi al boss senza evaporare.

L’ura non attacca direttamente i giocatori, ma chi entra nel suo dominio, vicino al Pozzo Solare avvolto dal Vuoto, subisce danni periodici enormi. Il problema è semplice: il danno equivale al 40% della salute al secondo. Tradotto: nessun personaggio normale resta vivo più di 2/3 secondi.

Rextroy, però, ha iniziato a studiare il funzionamento dell’effetto. Il gioco considera il giocatore come fonte del danno, e lì si apriva una piccola, elegantissima falla. Morendo fuori dalla camera e accettando la penalità da resurrezzione che riduce i danni inflitti del 75%, l’effetto diventava abbastanza gestibile da permettere di restare lì per qualche minuto.

Pet, test e una soluzione decisamente bizzarra

A quel punto il gruppo ha cominciato a fare prove. Nel giro di alcuni giorni ha scoperto che il boss poteva essere colpito dai pet del cacciatore, ma il danno non bastava nemmeno ad avvicinarsi a una vera uccisione. Anzi, di fatto non lasciava quasi traccia, perché il boss recuperava lentamente salute.

Serviva un colpo molto più pesante, tutto insieme.

La soluzione trovata da Rextroy e compagni, basata su un’impresa precedente, prevedeva due ingredienti improbabili:

  • un ratto sacrificabile;
  • un attacco del monaco buggato capace di arrivare a circa 100 milioni di danni.

Il trucco sfruttava il modo in cui i personaggi di alto livello infliggono danni bonus ai nemici di livello basso, oltre al fatto che quell’attacco del monaco trasferiva il danno su L’ura.

I topi entrano in scena

Sabato il gruppo ha raccolto quanti più ratti possibile. Poi si è rimpicciolito con un giocattolo che riduce i danni del 99%, così da risolvere il problema del danno periodico, e ha usato l’oggetto che genera il ratto.

Il primo ratto ha portato la salute di L’ura fino a metà. Il secondo, però, non ha fatto il miracolo. Nemmeno il terzo ha chiuso la partita.

A quel punto è diventato chiaro che il problema non era l’esecuzione, ma il design. L’ura non era semplicemente difficile da abbattere. Era stata programmata per non morire.

Rextroy ha riassunto la scoperta con una certa stanchezza: Blizzard aveva deciso che quella festa non si faceva.

Fine della corsa, ma non delle idee

La mossa di Blizzard ha fatto saltare il tentativo di ottenere una sorta di world first prima ancora che il raid fosse aperto. Anche il registro dei combattimenti mostrava danni superiori alla salute residua del boss, il che rendeva la situazione ancora più comica. O almeno lo sarebbe stata, se il gioco avesse concesso il finale.

Ma non tutto è andato sprecato. Rextroy è tornato a sfruttare quanto scoperto per eliminare in un colpo solo un boss di mythic+ e sorprendere alcuni giocatori in PvP. Non proprio la stessa soddisfazione di abbattere L’ura, ma sufficiente a dimostrare che la creatività, in WoW, continua a trovare strade piuttosto discutibili.

In ogni caso, resta un primato difficile da ripetere: Rextroy e i suoi amici sono probabilmente i primi, e quasi certamente gli ultimi, giocatori al mondo ad aver “vinto” contro L’ura con una squadra composta da monaci e ratti.