Un campus AI da record, anche nelle emissioni

Un nuovo data center in costruzione con investimenti di Google sarà alimentato in parte da un progetto a gas naturale che, sulla carta, produce emissioni annue equivalenti a quelle generate da più di 970.000 auto a benzina in più sulle strade. Un dettaglio che difficilmente finisce nelle brochure patinate sull’innovazione, ma che compare benissimo nei documenti per i permessi ambientali.

Secondo una richiesta di autorizzazione presentata alle autorità del Texas, il campus Goodnight nella contea di Armstrong sarà servito da turbine private a gas naturale capaci di emettere oltre 4,5 milioni di tonnellate di gas serra ogni anno. Si tratta di un livello superiore di oltre dieci volte rispetto alle emissioni annue di una centrale media a gas e persino più alto di quelle di una centrale media a carbone.

Come sarà alimentato il campus

La documentazione presentata a gennaio indica che il complesso avrà sei edifici:

  • i primi quattro saranno collegati alla rete elettrica;
  • il quinto e il sesto saranno alimentati dall’impianto a gas sul posto.

In un commento rilasciato in risposta alle domande di WIRED, la portavoce di Google Chrissy Moy ha detto che l’azienda non ha un “contratto in essere” per l’alimentazione a gas di questa struttura.

Moy ha anche precisato che Google è “coinvolta nel campus del data center”, ma ha aggiunto che un permesso per un progetto energetico non conferma automaticamente i piani di approvvigionamento del data center e non esclude altre fonti di energia.

Accanto ai più di 900 megawatt di gas naturale, il campus dovrebbe includere 265 megawatt di energia eolica, secondo una richiesta di interconnessione separata presentata alla Public Utility Commission del Texas. Su questa quota eolica, Google afferma di avere effettivamente un accordo.

Il punto di svolta: energia costruita in casa

Il progetto Goodnight non è il più grande impianto fossile pensato negli Stati Uniti per alimentare data center, né quello con le emissioni più alte. Ma, secondo Michael Thomas, fondatore di Cleanview e autore di un nuovo rapporto sulla strategia energetica di Google per i suoi data center, il fatto che il gruppo stia esplorando energia a gas privata, fuori dalla rete, è un segnale importante.

Thomas sostiene che questo tipo di scelte mostra come anche le grandi aziende tecnologiche con obiettivi climatici dichiarati e un impegno pubblico per le rinnovabili stiano guardando con sempre più interesse agli investimenti fossili, mentre la corsa all’intelligenza artificiale accelera. Insomma: quando la domanda cresce troppo, la coerenza climatica sembra diventare un concetto elastico.

AI infrastructure company Crusoe ha iniziato a costruire il data center a maggio, secondo quanto riportato dai media locali. A novembre, Google ha annunciato un investimento da 40 miliardi di dollari per l’AI in Texas. Come parte di quell’impegno, l’azienda si è unita a Crusoe per aiutare a realizzare il campus già in costruzione nella contea di Armstrong.

Il boom del gas dietro il contatore

Poiché gli sviluppatori di data center affrontano tempi lunghi per collegarsi alla rete e crescono le preoccupazioni sulle bollette dei consumatori, molti stanno scegliendo di produrre energia da soli, nel cosiddetto modello behind-the-meter. In questo schema, il gas domina.

Secondo una ricerca pubblicata a gennaio dalla nonprofit Global Energy Monitor, negli Stati Uniti sono in fase di sviluppo quasi 100 gigawatt di centrali a gas destinate esclusivamente ad alimentare data center.

La stessa ricerca segnala almeno 15 progetti in sviluppo nel Paese più grandi del campus Goodnight. Molti sono appena stati annunciati o sono ancora nelle fasi iniziali e non hanno ancora presentato permessi atmosferici dettagliati. Ma i numeri già emersi sono notevoli:

  • il progetto Jupiter di OpenAI e Oracle in New Mexico potrebbe emettere 14 milioni di tonnellate di gas serra all’anno;
  • diversi progetti di Crusoe in Texas, legati al grande campus Stargate, includono un impianto che potrebbe emettere quasi 8 milioni di tonnellate di gas serra all’anno.

Cully Cavness, cofondatore e presidente di Crusoe, ha difeso questa scelta in una dichiarazione a WIRED: la crescita della rete non riesce a stare al passo con la domanda dell’AI, quindi una strategia pragmatica “all-of-the-above” sarebbe essenziale, con il gas come ponte critico. Tradotto: prima si accende tutto, poi si vede come ridurre le emissioni. Una filosofia sempre rassicurante, soprattutto per il clima.

Le grandi aziende tech cambiano tono

Anche altri colossi tecnologici stanno abbracciando pubblicamente nuovi sviluppi a gas. Questa settimana Microsoft ha firmato un accordo con Chevron per fornire fino a 2,5 gigawatt di energia a gas per un data center nel West Texas.

Thomas ritiene che il modello behind-the-meter possa diventare la strategia energetica principale per chi sviluppa data center. E insiste su un punto: la novità è notevole, perché fino a circa un anno fa questo approccio non era una pratica diffusa, mentre oggi si sta affermando con grande rapidità. Il motivo è semplice, dice: costruire da soli è molto più veloce che aspettare la rete.

Google tra obiettivi climatici e nuove infrastrutture fossili

Dall’inizio della corsa agli armamenti dell’AI, le grandi aziende tecnologiche che avevano impostato obiettivi climatici aggressivi hanno ammesso, in più casi, di stare rivedendo le proprie priorità, mentre espandono data center sempre più energivori.

Nonostante un aumento complessivo delle emissioni di quasi il 50% negli ultimi cinque anni, Google ha sostenuto nel suo rapporto di sostenibilità dell’anno scorso di aver ridotto del 12% le emissioni dei propri data center. L’azienda continua inoltre a presentarsi come sostenitrice delle energie rinnovabili.

Oltre al campus di Armstrong, l’investimento texano di Google include anche un data center nella contea di Haskell che, secondo un comunicato dell’azienda, sarà costruito accanto a un nuovo impianto solare e di accumulo in batterie. Google sta anche sviluppando diversi grandi progetti rinnovabili behind-the-meter, come ha documentato Thomas in un recente rapporto.

La politica entra nel server farm business

Con un’amministrazione che promuove i data center, guarda con scarso entusiasmo alle politiche di rendicontazione delle emissioni e spinge per più gas naturale americano, è probabile che l’energia a gas dietro il contatore continui a crescere, nonostante il suo costo climatico.

A marzo, la Casa Bianca ha riunito dirigenti di sette grandi aziende tecnologiche, tra cui Google, per firmare un accordo non vincolante volto a proteggere i contribuenti. L’impegno prevedeva anche di “costruire, portare o acquistare le nuove risorse di generazione e l’elettricità necessarie a soddisfare la loro nuova domanda energetica”. Gli esperti hanno definito l’iniziativa in gran parte simbolica, anche perché né gli sviluppatori di data center né la Casa Bianca hanno molto controllo sulle politiche che potrebbero davvero abbassare le bollette.

Nel frattempo, alcuni parlamentari stanno mettendo Big Tech sotto pressione sui costi climatici di questi progetti. Pochi giorni dopo l’evento alla Casa Bianca, tre senatori democratici hanno inviato lettere a diverse aziende dell’AI e sviluppatori di data center, tra cui xAI, OpenAI e Meta, esprimendo preoccupazione per alcuni progetti su larga scala e per il loro impatto sull’ambiente e sul clima. I senatori non hanno scritto a Google, ma hanno inviato una lettera a Crusoe per un progetto non collegato al campus texano.

I firmatari, Sheldon Whitehouse del Rhode Island, Chris Van Hollen del Maryland e Martin Heinrich del New Mexico, hanno chiesto ai dirigenti di spiegare, tra le altre cose, perché abbiano scelto di alimentare i data center con gas naturale invece che con rinnovabili.

Nella loro lettera hanno ricordato che un aumento della temperatura globale oltre 1,5 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali produrrebbe sconvolgimenti climatici e pesanti ricadute economiche. Poi hanno chiesto un chiarimento semplice, almeno sulla carta: spiegare in che modo queste decisioni siano compatibili con quell’obiettivo, e, se non lo sono, perché la cosa non dovrebbe importare.