Jódar, prima finale ATP e numeri che corrono più del solito
Rafa Jódar ha centrato la sua prima finale ATP a Marrakech, in Marocco, battendo l’argentino Ugo Carabelli con un netto 6-2, 6-1. A 19 anni, il madrileno è a un solo passo dal conquistare il primo titolo del suo palmarès nel circuito maggiore. Piccolo dettaglio, non proprio secondario.
La crescita di Jódar in questo avvio di stagione è stata rapida e molto concreta. Ha ottenuto la sua prima vittoria in uno Slam agli Australian Open, ha raggiunto il terzo turno nel Masters 1000 di Miami ed è entrato tra i primi 100 del mondo. Con questo risultato in finale, salirà fino al numero 66 del ranking, dopo essere stato oltre la 900ª posizione appena un anno fa. Una progressione piuttosto sfacciata, per usare un eufemismo.
Un esordio perfetto sulla terra battuta ATP
Per il suo primo torneo della stagione sulla terra battuta nel circuito ATP, Jódar non poteva chiedere molto di più. Contro Carabelli ha mostrato solidità fin dall’inizio, prendendo subito il controllo dello scambio e del ritmo.
Nel quarto gioco ha strappato per la prima volta il servizio all’argentino e ha sfruttato l’occasione senza esitazioni. Ha poi confermato il break nel gioco successivo, ha allungato fino al 3-1 e ha chiuso il primo set con un altro break per il 6-2.
Nel secondo parziale Carabelli ha provato a reagire, ma Jódar ha annullato una palla break già nel primo game. Tolto di mezzo il primo momento delicato, ha ripreso a macinare punti con ordine. Ha ottenuto un break per salire 2-0, poi ha trovato nella dritta la sua arma più efficace per spezzare la resistenza dell’avversario. Dopo aver salvato un’altra palla break, ha firmato un nuovo strappo per il 4-0 e ha poi chiuso set, partita e qualificazione alla finale con il 6-1.
Le parole di Jódar
Al termine dell’incontro, Jódar ha spiegato di aver avuto sensazioni molto positive in campo, pur mantenendo i piedi ben piantati a terra, cosa che nel tennis moderno è quasi un atto rivoluzionario.
"Le mie sensazioni in campo sono state molto buone. Sono molto contento del mio livello. Ma c’è ancora una partita, c’è la finale e sarà molto difficile. Adesso devo recuperare bene, stare bene e arrivare pronto a domenica perché sarà sicuramente molto dura. Bisogna recuperare e avere la mentalità giusta, come sempre"
Jódar è diventato il secondo giocatore nato nel 2006 o dopo ad arrivare a una finale ATP, dopo João Fonseca.
Trungelliti, avversario e record di longevità
In finale troverà Marco Trungelliti, altro argentino, che ha eliminato l’italiano Luciano Darderi, testa di serie numero 1 del torneo, con il punteggio di 6-4, 7-6(2). Con questo risultato, Trungelliti è diventato il tennista più anziano dell’Era Open a raggiungere per la prima volta una finale ATP.
Con i suoi 36 anni e due mesi, supererà il precedente primato di Víctor Estrella Burgos, che era arrivato alla sua prima finale a Quito nel 2015 a 34 anni e 190 giorni. Non male per uno che, a quanto pare, non ha alcuna intenzione di lasciare la scena senza prendersi qualcosa in più.
Dopo la semifinale, Trungelliti ha raccontato di aver creduto a lungo in questo obiettivo insieme al suo team, alla moglie e al figlio. Ha anche sottolineato il lavoro svolto negli anni per arrivare fin qui.
Jódar, dal canto suo, sa di non poter dare nulla per scontato.
"Tutti i giocatori sono forti e se Trungelliti è arrivato in finale è perché se lo è meritato. Arriva dalle qualificazioni, quindi ha due partite in più di me e ha molta esperienza nel circuito, perché gioca da tanti anni. Ora devo cercare di giocare al meglio, esprimere il mio miglior livello e divertirmi in campo"
Una finale con molto in gioco
Per Jódar sarà la prima occasione di alzare un trofeo ATP. Per Trungelliti, invece, il torneo di Marrakech ha già cambiato parecchie cose: oltre alla finale, ha ottenuto la qualificazione diretta al tabellone principale del Roland Garros ed è vicino anche all’ingresso diretto a Wimbledon.
L’argentino, però, ha lasciato intendere che non considera ancora concluso il suo percorso. Il lavoro, a suo dire, non è finito. Una frase semplice, che in genere arriva quando un giocatore è già andato molto oltre il previsto e vuole ancora un po’ di più. In fondo, perché fermarsi proprio adesso?