La squalifica di Balogun è diventata molto più di una nota disciplinare: è il caso che ha trasformato la corsa degli Stati Uniti alla Coppa del Mondo in una disputa su regole, potere e telefonate pesanti. Folarin Balogun, attaccante del Monaco e miglior marcatore statunitense nel torneo con tre reti, potrà giocare lunedì contro il Belgio negli ottavi di finale, nonostante il cartellino rosso ricevuto mercoledì contro la Bosnia-Erzegovina.

La FIFA ha sospeso l’automatica giornata di stop dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto al presidente della FIFA Gianni Infantino di riesaminare il caso. Una scelta che ha fatto arrabbiare il Belgio, la UEFA, ex dirigenti, allenatori e opinionisti. Tutt’altro che una nota marginale.

Perché Balogun era stato espulso

Balogun è stato espulso nella vittoria per 2-0 degli Stati Uniti contro la Bosnia-Erzegovina nei sedicesimi di finale. L’episodio contestato è un intervento in cui l’attaccante ha appoggiato in modo scomposto il piede sulla caviglia destra di Tarik Muharemovic.

Dopo il controllo del videoarbitraggio, l’arbitro ha mostrato il rosso. La conseguenza, secondo il normale meccanismo disciplinare, era una squalifica automatica di una partita.

Il commissario tecnico degli Stati Uniti Mauricio Pochettino ha sostenuto subito che l’intervento non meritasse l’espulsione. Anche tra tifosi e commentatori il giudizio è stato diviso: per alcuni il rosso era corretto, per altri Balogun era sbilanciato e il contatto era accidentale. Venerdì, lo stesso giocatore ha detto che un cartellino giallo “sarebbe stato giusto”.

Trump ha fatto cambiare passo alla vicenda. Dopo la sua richiesta a Infantino, la FIFA ha deciso di sospendere la sanzione, permettendo a Balogun di essere disponibile contro il Belgio.

Quale regola ha usato la FIFA

La FIFA ha giustificato la decisione richiamando l’articolo 27 del regolamento della commissione disciplinare. Il testo consente all’organo giudicante di sospendere in tutto o in parte l’esecuzione di una misura disciplinare.

La regola prevede anche che, quando una sanzione viene sospesa, la persona sanzionata sia sottoposta a un periodo di prova da uno a quattro anni.

La Federcalcio degli Stati Uniti non ha messo Balogun a disposizione dei giornalisti domenica. Il giocatore, però, ha pubblicato sui social una sua immagine davanti ai tifosi, accompagnata dalla musica del brano Bad di Michael Jackson. Una scelta non esattamente criptica.

Il punto centrale, però, non è se il fallo meritasse il rosso o il giallo. È chi possa cambiare una decisione già presa, quando possa farlo e con quali pressioni intorno.

Perché il precedente pesa così tanto

Stando ai precedenti, non si vedeva dal 1962 un rosso in Coppa del Mondo che portasse a una squalifica.

Nel Mondiale in Cile, Garrincha fu espulso nella semifinale vinta dal Brasile 4-2 contro i padroni di casa. All’epoca, però, il rosso non comportava automaticamente l’assenza nella partita successiva: una commissione disciplinare valutava il caso e decideva la punizione. Per Garrincha arrivò solo un’ammonizione formale, e il campione brasiliano giocò la finale vinta 3-1 contro la Cecoslovacchia, che consegnò al Brasile il secondo titolo mondiale consecutivo.

Un caso più recente riguarda Cristiano Ronaldo. Il capitano del Portogallo aveva ricevuto una squalifica di tre partite dopo un rosso contro la Repubblica d’Irlanda, ma la FIFA ha sospeso le ultime due giornate della pena. Senza quella decisione, avrebbe saltato le prime due gare del Mondiale.

C’è anche il lato opposto del quadro: il centrocampista del Qatar Assim Madibo ha ricevuto cinque giornate di squalifica dopo un rosso per un intervento che aveva causato un grave infortunio al canadese Ismael Kone in una partita della fase a gironi.

Come hanno reagito Belgio e UEFA

La Federazione calcistica reale belga ha detto di essere “sbalordita” e ha annunciato di valutare tutte le opzioni possibili per difendere i diritti delle squadre partecipanti e i principi di correttezza sportiva, sia in questo Mondiale sia nelle edizioni future.

Il commissario tecnico del Belgio Rudi Garcia ha scelto l’ironia. Ha detto, tramite interprete, che non sapeva che negli uffici della FIFA il 5 luglio fosse il primo aprile in Europa. Poi ha chiarito il punto politico e sportivo: secondo lui, la federazione belga non sta solo proteggendo la propria nazionale, ma l’integrità e l’etica del calcio.

Lunedì è intervenuta anche l’Unione delle associazioni calcistiche europee, la UEFA. In una nota ha definito la decisione di sospendere per un anno, in periodo di prova, la squalifica automatica di una partita “un superamento di una linea rossa”. La UEFA ha aggiunto che la scelta è “senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile”.

Il messaggio, in sostanza, è semplice: se una sanzione automatica si può bloccare dopo una telefonata politica, il problema non riguarda solo Balogun.

Le critiche di ex dirigenti, allenatori e opinionisti

Anche Sepp Blatter, presidente della FIFA dal 1998 al 2015, ha criticato l’organizzazione. Su X ha scritto che i cartellini rossi non si annullano con telefonate politiche, ma con regole, prove e organi indipendenti. Ha poi chiesto dove stia andando la FIFA, usando la formula latina “Quo vadis, FIFA?”.

Il commissario tecnico della Norvegia Stale Solbakken ha posto una domanda pratica: che cosa succederà al prossimo cartellino rosso? Ha più volte definito la decisione “brutta”, sostenendo che danneggerà la Coppa del Mondo.

Anche Thomas Tuchel, commissario tecnico dell’Inghilterra, ha espresso perplessità. Ha detto di non ritenere il fallo di Balogun da espulsione, ma ha messo in discussione il modo in cui la punizione è stata sospesa. Tuchel veniva dalla vittoria per 3-2 dell’Inghilterra sul Messico negli ottavi, partita in cui il difensore Jarell Quansah era stato espulso.

Tuchel ha chiesto chi possa ribaltare una decisione già controllata dal videoarbitraggio, quando possa farlo e su quali basi. Ha anche domandato se, a questo punto, si possano contestare altri provvedimenti, come i gialli a Declan Rice dell’Inghilterra e Michael Olise della Francia.

In televisione, sulla rete britannica ITV, Ian Wright ha parlato di integrità e trasparenza, definendo “vergognosi” alcuni episodi del torneo. Roy Keane è stato più breve: “Sembra ingiusto perché è ingiusto”.

Che ruolo ha avuto Donald Trump

Secondo l’agenzia Associated Press, Trump ha chiamato Infantino dopo la partita per chiedere alla FIFA di riesaminare il rosso. La notizia è stata attribuita a una persona a conoscenza della telefonata, rimasta anonima perché non autorizzata a parlare pubblicamente.

Trump ha poi ringraziato la FIFA sui social, dicendo che l’organizzazione aveva fatto “la cosa giusta” e aveva corretto “una grande ingiustizia”.

Pochettino ha accolto con favore la decisione. Ha ricordato che gli Stati Uniti avevano già pagato, giocando in dieci per circa 30 minuti contro la Bosnia-Erzegovina per una decisione che ha definito “completamente ingiusta”.

L’allenatore argentino ha detto di non essere sorpreso dall’intervento del presidente. Ha spiegato di venire da una cultura, in Argentina e in Europa, in cui il calcio è più di una religione, e ha parlato della capacità dello sport di unire un Paese.

Il sentimento si capisce. Ma la procedura, ora, è quella che molti guardano con molta meno fiducia.

Quali norme sarebbero state violate secondo i critici

La Federazione calcistica reale belga sostiene che la FIFA abbia messo in tensione diverse regole interne.

La FIFA cita l’articolo 27 del Codice disciplinare, che consente di sospendere l’esecuzione di una sanzione già imposta. Il Belgio, però, richiama altre norme che indicano l’automatismo della squalifica dopo un rosso:

  • l’articolo 66.4 del Codice disciplinare FIFA, secondo cui un’espulsione comporta una giornata automatica di stop;
  • l’articolo 10.5 del regolamento della Coppa del Mondo FIFA 2026, che stabilisce che un giocatore o un dirigente espulso per rosso diretto o indiretto, cioè seconda ammonizione, sia automaticamente sospeso per la gara successiva della propria squadra;
  • la circolare numero 16 della Coppa del Mondo FIFA 2026, che conferma la squalifica automatica di una partita dopo un cartellino rosso.

La partita tra Stati Uniti e Belgio si giocherà quindi con Balogun in campo, ma resta una domanda più grande: quanto spazio hanno le regole quando entra in campo la politica? La risposta non arriverà solo dal risultato finale.