Teheran ha lanciato l'allarme: secondo il Ministero della Cultura, del Turismo e dell'Artigianato, almeno 56 musei, monumenti e siti storici in Iran sono stati danneggiati dall'inizio dei raid che sono iniziati il 28 febbraio. La situazione riguarda centri urbani importanti e siti dichiarati patrimonio mondiale.

Quali siti sono stati colpiti?

Secondo il ministero, la maggior parte dei danni si è registrata a Teheran, con 19 luoghi interessati. Tra questi figurano:

  • Golestan Palace, residenza Qajar nella capitale, con soffitti a specchio, decorazioni in vetro e pareti mosaicare che sono state gravemente danneggiate.
  • Grand Bazaar di Teheran, antico mercato con parti che risalgono all'epoca Qajar.
  • Il vecchio edificio del Senato di Teheran.
  • Naqsh-e Jahan Square a Isfahan, parte del patrimonio UNESCO, con danni ad alcuni edifici storici.
  • Chehel Sotoun e Masjed-e Jame a Isfahan, entrambi confermati come danneggiati da agenzie internazionali.
  • Falak-ol-Aflak Castle a Khorramabad: alcuni danni ma la struttura principale è risultata ancora in piedi, secondo funzionari locali.
  • Siti nelle province di Kurdistan, Lorestan, Kermanshah, Bushehr e Ilam, oltre a complessi museali nelle città di Sanandaj, Khorramabad e Siraf.
  • Edifici vicino alla Khorramabad Valley, un'area che include grotte preistoriche e testimonianze di occupazione umana molto antica.

Cosa dicono le leggi internazionali?

Il ministero iraniano ha citato norme internazionali, in particolare la Convenzione dell'Aia del 1954 e la Risoluzione 2347 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, che considerano il danneggiamento del patrimonio culturale una violazione del diritto internazionale. Stati Uniti, Israele e Iran sono parti della Convenzione dell'Aia.

Le autorità statunitensi e israeliane affermano di colpire obiettivi militari precisi, ma sono arrivate accuse secondo cui infrastrutture civili e siti culturali sarebbero stati colpiti insieme ai bersagli militari.

Organizzazioni per i diritti umani hanno inoltre collegato alcuni attacchi a ordigni prodotti negli Stati Uniti. In un attacco a una scuola primaria il 28 febbraio sono morte almeno 170 persone, in maggioranza bambini, e complessivamente oltre 1.400 persone sono state uccise durante i raid attribuiti a Stati Uniti e Israele fino ad ora.

Cosa ha detto l'UNESCO?

UNESCO ha verificato danni a diversi siti storici in Iran, inclusi Golestan Palace e due monumenti a Isfahan. L'agenzia dell'ONU ha confermato anche danni a edifici prossimi alla Khorramabad Valley.

Prima dell'inizio dei combattimenti, UNESCO aveva fornito alle parti in conflitto le coordinate geografiche dei siti protetti perché fossero prese tutte le precauzioni possibili per evitare danni. Quasi 30 siti iraniani hanno uno status di protezione speciale nella lista del patrimonio mondiale.

Il ministro degli Esteri iraniano ha criticato la risposta internazionale, definendo la mancata presa di posizione di alcune istituzioni come inaccettabile.

Cosa mostrano i precedenti in Medio Oriente?

La distruzione del patrimonio in aree di conflitto non è una novità. Nel 2003 l'invasione dell'Iraq portò a saccheggi al Museo Nazionale di Baghdad con migliaia di reperti rubati o distrutti. Nel 2015 gruppi estremisti distrussero parti importanti di Palmyra e del Museo di Mosul.

Nel conflitto a Gaza iniziato nell'ottobre 2023, UNESCO ha registrato quasi 200 siti storici danneggiati o distrutti. Tra gli obiettivi colpiti figura anche la Grande Moschea Omari, una struttura con origini antiche che è stata colpita nel dicembre 2024.

Che cosa resta da fare?

La perdita o il deterioramento di siti culturali non riguarda solo l'Iran. La distruzione del patrimonio colpisce il diritto alla memoria storica di intere comunità e riduce la possibilità di studio e di turismo futuro. Le convenzioni internazionali esistono per questo motivo, ma la loro efficacia dipende dalla volontà delle parti in conflitto di rispettarle.

È un dato di fatto che, oltre al costo umano, la guerra porta via anche pezzi di storia che non si possono riprodurre. Chi cerca responsabilità chiede indagini, verifiche indipendenti e più protezione per i luoghi che raccontano la storia di popoli interi.