Il punto
Donald Trump è tornato a parlare dall Casa Bianca per la prima volta dall’inizio della guerra in Iran. E lo ha fatto nel suo stile più riconoscibile: toni apocalittici, autocongratulazioni e una vaga allergia per i dettagli che complicano il quadro. Nel discorso di 19 minuti, il presidente statunitense ha sostenuto che gli obiettivi militari sono quasi raggiunti e ha promesso che gli Stati Uniti colpiranno duramente l’Iran nelle prossime due o tre settimane, riportandolo, ha detto, "all’età della pietra".
Trump ha legato tutto alla necessità di chiudere il conflitto con un accordo, minacciando in caso contrario nuovi attacchi contro le infrastrutture elettriche iraniane. Ha anche rivendicato di star facendo ciò che nessun altro presidente avrebbe fatto, mentre definiva "disastroso" l’accordo sul nucleare firmato da Barack Obama con Teheran.
Secondo il presidente, le forze armate Usa avrebbero ottenuto nelle ultime quattro settimane "vittorie rapide, decisive e schiaccianti". Ha aggiunto che Washington sta smantellando in modo sistematico la capacità del regime iraniano di minacciare gli Stati Uniti o proiettare potenza oltre i propri confini. Sul cambio di regime, però, il messaggio è stato un po’ più creativo del solito: non sarebbe stato un obiettivo, ma di fatto sarebbe avvenuto perché tutti i leader sono morti e i nuovi sarebbero più ragionevoli.
Trump ha anche provato a rassicurare gli americani sull’impatto economico della guerra, sostenendo che l’aumento del prezzo della benzina sarà temporaneo e che gli Stati Uniti sono in ottima forma economica. Ha ringraziato gli alleati regionali, da Israele all’Arabia Saudita passando per Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Kuwait, e ha ribadito che i Paesi che dipendono dal petrolio che passa dallo Stretto di Hormuz dovrebbero occuparsi loro del problema.
Le minacce di Trump e la risposta iraniana
18:45. "Fate un accordo prima che sia troppo tardi"
Poco dopo il discorso, Trump ha rilanciato su Truth invitando l’Iran a concludere un accordo prima che sia troppo tardi e prima che non resti più nulla di quello che potrebbe diventare un grande Paese. Nel messaggio ha mostrato anche l’immagine del crollo di un ponte iraniano, definendolo un’opera che non sarà più usata.
07:48. Teheran promette attacchi "devastanti"
L’esercito iraniano ha risposto alle minacce di Trump promettendo attacchi "devastanti" contro Stati Uniti e Israele.
13:26. Teheran prende di mira impianti nel Golfo
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno affermato di aver colpito impianti siderurgici e di alluminio collegati agli Stati Uniti nei Paesi del Golfo. Il messaggio è chiaro: se le industrie iraniane verranno colpite di nuovo, la risposta di Teheran sarà più dura. I pasdaran avevano già annunciato l’avvio di attacchi contro aziende statunitensi in Medio Oriente.
18:44. Rivendicato l’attacco a un datacenter Amazon in Bahrain
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie ha anche rivendicato un attacco contro il centro di cloud computing di Amazon in Bahrain, definendolo la prima azione contro aziende tecnologiche accusate di spionaggio e terrorismo. Secondo la versione iraniana, la struttura sarebbe stata distrutta e Amazon starebbe lasciando la regione. I pasdaran hanno avvertito che, se gli attacchi continueranno, le prossime aziende colpite saranno punite con maggiore severità.
Il dossier Hormuz diventa sempre più delicato
17:49. Iran e Oman studiano un protocollo per il transito
Iran e Oman stanno lavorando a un protocollo per monitorare il transito nello Stretto di Hormuz. Lo ha riferito il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi, precisando che il traffico dovrebbe essere supervisionato e coordinato dai due Paesi. L’idea, ha detto, non introdurrà restrizioni ma servirà a garantire un passaggio sicuro e servizi migliori alle navi. Teheran, inoltre, intende applicare un pedaggio, come già approvato nei giorni scorsi dal parlamento iraniano.
16:11. Guterres: siamo sull’orlo di una guerra più ampia
Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha avvertito che il mondo è "sull’orlo di una guerra più ampia" capace di inghiottire il Medio Oriente e avere ripercussioni globali. Ha sottolineato gli effetti già visibili sulla libertà di navigazione e ha ricordato che, quando Hormuz viene soffocato, i più poveri e vulnerabili del pianeta sono i primi a pagare il conto. Una novità assoluta, purtroppo no: il conflitto continua a produrre effetti che nessuno sembra aver voglia di gestire fino in fondo.
16:11. La Raf abbatte droni iraniani
Il ministero della Difesa britannico ha annunciato che la contraerea della Raf ha abbattuto diversi droni iraniani in Medio Oriente nell’ambito di operazioni difensive a protezione dei Paesi alleati nel Golfo. Londra ha spiegato che i Typhoon, gli F-35 e gli elicotteri Wildcat hanno compiuto varie missioni nella regione, in un’area definita ad alto rischio per l’intensa attività di Teheran dopo i raid Usa e israeliani.
15:35. Putin e bin Salman parlano di stabilità energetica
Vladimir Putin e il principe saudita Mohammad bin Salman hanno concordato, in una telefonata, di cooperare all’interno dell’Opec+ per stabilizzare il mercato petrolifero globale. Il Cremlino ha riferito che entrambi hanno espresso forte preoccupazione per il peggioramento della situazione militare e politica nella regione, per le vittime civili e per la distruzione di infrastrutture strategiche.
10:36. Gli economisti del Wef parlano di shock senza precedenti
Quattro economisti di primo piano consultati dal Forum economico mondiale hanno avvertito che le conseguenze economiche della guerra in Iran potrebbero essere "senza precedenti". Se la crisi e la quasi chiusura di Hormuz dovessero protrarsi, dicono, il sistema potrebbe subire uno shock paragonabile a quello del Covid. Saad Rahim, capo economista di Trafigura, ha osservato che, se il livello di disordine attuale continuerà, ci si troverà davanti a qualcosa che non si era mai visto prima.
Le reazioni internazionali: tra richiami alla calma e stop ai sorvoli
17:21. La Cina contesta gli attacchi Usa-Israele
Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha affermato che gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran violano il diritto internazionale. Wang ha parlato al telefono con i colleghi di Ue, Germania e Arabia Saudita e ha sostenuto che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu dovrebbe lavorare per impedire l’escalation. Nel frattempo, l’organismo internazionale sta discutendo una bozza di risoluzione sull’uso della forza a Hormuz.
12:43. Macron attacca Trump sul messaggio quotidiano contraddittorio
Emmanuel Macron, in visita di Stato a Seul, ha criticato Donald Trump dicendo che non si può cambiare versione ogni giorno. Il presidente francese ha definito irrealistica l’ipotesi di liberare militarmente lo Stretto di Hormuz, perché richiederebbe troppo tempo ed esporrebbe i mezzi in transito alle minacce costiere delle Guardie Rivoluzionarie e ai loro missili balistici.
Macron ha anche accusato Trump di indebolire la Nato alimentando dubbi continui sul proprio impegno. Ha chiesto più stabilità, più calma e un ritorno alla pace, sottolineando che la situazione non può essere trattata come uno spettacolo. Un promemoria utile, per quanto evidentemente ancora non condiviso da tutti.
14:10. Starmer sente Meloni, richiesta di de-escalation
Il premier britannico Keir Starmer e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno avuto un colloquio in cui è stata ribadita l’urgenza di una de-escalation in Medio Oriente. La conversazione è avvenuta a margine del vertice ministeriale virtuale convocato da Londra sul dossier Hormuz.
14:07. L’Austria dice no ai sorvoli Usa
Il governo austriaco ha fatto sapere di aver respinto tutte le richieste statunitensi di sorvolo del proprio territorio dall’inizio del conflitto in Medio Oriente. Vienna ha motivato la decisione con la propria neutralità. Il portavoce del ministero della Difesa, colonnello Michael Bauer, ha spiegato che, quando si tratta di un Paese in guerra, la richiesta viene respinta.
09:40. Pechino chiede la fine immediata delle ostilità
Dopo le ultime parole di Trump, la Cina ha chiesto la cessazione immediata delle ostilità.
La situazione sul campo e il costo umano
17:31. In Libano i morti salgono a 1.345
Il ministero della Salute libanese ha comunicato che nelle ultime 24 ore 27 persone sono state uccise e 105 sono rimaste ferite in seguito ad attacchi israeliani. Dall’inizio della guerra, il bilancio in Libano è salito a 1.345 morti. Sempre nel sud del Paese sono state segnalate interruzioni di corrente dopo nuovi raid aerei, mentre un membro del comune di Zebdin e la sua famiglia sarebbero rimasti uccisi in un attacco contro un edificio di quattro piani.
16:43. Ucciso un comandante delle Guardie Rivoluzionarie
L’agenzia iraniana Fars ha riferito che Mohammadali Fathalizadeh, comandante dell’unità speciale delle forze di terra delle Guardie Rivoluzionarie, è rimasto ucciso negli attacchi di ieri. La sua unità aveva partecipato alla guerra in Siria negli anni passati.
12:38. Teheran nega di aver ripreso l’arricchimento dell’uranio
L’ambasciatore iraniano presso l’Aiea, Reza Najafi, ha dichiarato che l’Iran non ha ripreso l’arricchimento dell’uranio dopo i raid israeliani e americani del giugno 2025 contro alcuni impianti nucleari. Alla tesi americana, secondo cui Teheran starebbe ripartendo, ha risposto definendola una grande menzogna.
10:39. Per Hrana oltre 1.600 civili morti in Iran
Secondo l’agenzia per i diritti umani Hrana, almeno 1.606 civili sono stati uccisi in Iran dall’inizio dei raid aerei statunitensi e israeliani, il 28 febbraio, tra cui almeno 244 bambini. L’organizzazione precisa che si tratta del numero minimo di vittime confermate registrate e verificate nel proprio database.
10:12. Teheran rassicura su Mojtaba Khamenei
Il ministero degli Esteri iraniano ha affermato che Mojtaba Khamenei è illeso dopo gli attacchi aerei statunitensi e israeliani. Secondo il portavoce Esmaeil Baghaei, non comparire in pubblico in tempo di guerra è una prassi comune.
Baghdad in allerta e la paura di nuovi attacchi
07:58. L’ambasciata Usa in Iraq avverte di possibili attacchi
L’ambasciata statunitense a Baghdad ha chiesto ai cittadini americani di lasciare subito l’Iraq, avvertendo che milizie filo-iraniane potrebbero lanciare attacchi nel centro della capitale entro 24-48 ore. Nella nota, pubblicata sul profilo X della missione, si legge che gruppi armati allineati con l’Iran potrebbero prendere di mira cittadini Usa, imprese, università, sedi diplomatiche, infrastrutture energetiche, hotel, aeroporti e altri obiettivi percepiti come legati agli Stati Uniti. La missione resta aperta per assistere gli americani presenti nel Paese, ma sconsiglia di avvicinarsi all’ambasciata o al consolato di Erbil per i forti rischi di sicurezza. Nel promemoria torna anche il rapimento della giornalista statunitense Shelly Kittleson, avvenuto il 31 marzo nel centro di Baghdad.
Arresti, proteste e politica interna iraniana
14:44. Arrestata Nasrin Sotoudeh
L’avvocatessa e attivista per i diritti umani Nasrin Sotoudeh è stata arrestata nella sua abitazione, secondo quanto denunciato dalla figlia Mehraveh Khandan sui social. Le forze di sicurezza avrebbero sequestrato computer portatili e cellulari, senza dire alla famiglia in quale carcere si trovi. Nell’ultimo commento sulla guerra, Sotoudeh aveva accusato il governo iraniano di aver trascinato il Paese in una situazione in cui tutti rischiano la morte. Era già stata arrestata e poi rilasciata nel 2023 per le proteste contro l’obbligo di hijab.
Il contesto resta quello di una crisi che si allarga
Le dichiarazioni di Washington, Teheran, Londra, Parigi, Pechino e delle capitali del Golfo mostrano un quadro ormai noto: ogni attore dice di voler evitare il peggio, salvo poi contribuire con entusiasmo al peggioramento del clima. Intanto, tra Hormuz, i raid in Iran, le vittime in Libano e le misure di emergenza nelle capitali vicine, la crisi continua a scavare un solco sempre più profondo nel Medio Oriente e nei mercati globali.