Rischi in aumento in un contesto già precario
La situazione è fluida e i rischi al ribasso stanno crescendo. I dati mostrano che i segnali di debolezza erano presenti già prima che l’Iran chiudesse lo Stretto di Hormuz, creando strozzature nelle catene di approvvigionamento globali. Per l’amministrazione Trump, la cosa arriva mentre il presidente rischia di perdere il Congresso e fatica a convincere gli elettori che la sua politica abbia portato benefici concreti.
Il problema immediato: prezzi dell’energia e consumi
L’aumento dei prezzi del petrolio e del gas tende a ridurre la spesa delle famiglie, un fattore che può limitare la crescita economica. Il direttore del National Economic Council, Kevin Hassett, ha detto che se il conflitto dovesse prolungarsi gli effetti sull’economia sarebbero limitati, ma ammette che farebbero male i consumatori e richiederebbero valutazioni su possibili misure da prendere.
La percezione pubblica e politica
Il sostegno del presidente sull’economia è da tempo sotto lo zero. Sondaggi recenti mostrano che gli americani disapprovano nettamente la gestione dell’inflazione e molti vedono negativamente anche il conflitto con l’Iran. Chuck Coughlin, stratega repubblicano, sintetizza il clima: "La cosa che sostiene ogni economia forte è coerenza e progresso, e fiducia. Non vedo questi elementi applicati con disciplina e routine da parte della Casa Bianca. La maggior parte del paese guarda il presidente e chiede: 'Cosa sta facendo?'"
Wall Street non è convinta
Gli investitori globali mostrano nervosismo. Un sondaggio tra gestori di fondi indica un aumento delle aspettative di inflazione e una crescita della probabilità che i Democratici riconquistino entrambe le camere del Congresso. Anche se la maggioranza non prevede una recessione imminente, le prospettive di crescita sono peggiorate rispetto all’inizio dell’anno.
Bob Elliott, fondatore e responsabile di un fondo di investimento, spiega: "Fino a prima di questa guerra tutti si aspettavano un anno di crescita discreta. Ora è chiaro che la crescita sarà debole."
La versione della Casa Bianca
Dal canto loro, i funzionari della Casa Bianca insistono che i fondamentali dell’economia restano solidi: tagli fiscali e deregolamentazione stanno sostenendo l’espansione, il tasso di disoccupazione è basso, e i salari reali stanno crescendo più rapidamente dei prezzi in alcune misure. Un portavoce della Casa Bianca ha detto che l’amministrazione sta adottando un approccio complessivo con gli alleati per attenuare eventuali impatti economici di breve termine.
Un cuscinetto energetico, ma non una protezione totale
Gli Stati Uniti sono oggi un esportatore netto di energia, il che offre una certa protezione rispetto ad altre economie. Michael Strain, dell’American Enterprise Institute, osserva che il petrolio pesa meno sui bilanci di imprese e famiglie rispetto agli shock energetici del passato, quindi l’impatto complessivo potrebbe essere attenuato.
La banca centrale e i numeri recenti
Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha ricordato che l’economia ha superato diverse turbolenze negli ultimi anni senza cadere in recessione, ma ha anche sottolineato che il tasso d’inflazione resta sopra l’obiettivo. Powell ha detto che lo shock petrolifero eserciterà una pressione al ribasso sulla spesa e sull’occupazione e una pressione al rialzo sull’inflazione, e ha aggiunto che "nessuno sa" quanto saranno grandi questi effetti.
Indicatori che preoccupano
- Goldman Sachs ha aumentato a 25 percento la probabilità di recessione negli Stati Uniti nel prossimo anno.
- Il Dipartimento del Commercio ha rivisto al ribasso la stima del PIL per l’ultimo trimestre, riflettendo una decelerazione dei consumi e delle esportazioni.
- I prezzi all’ingrosso sono aumentati a febbraio e una stima anticipata ha mostrato una contrazione delle vendite al dettaglio corrette per l’inflazione nello stesso mese.
Cosa potrebbe succedere se lo Stretto restasse chiuso
Se la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse prolungarsi, i rischi diventano più seri. Misure come il rilascio di riserve petrolifere, alleggerimenti di sanzioni o assicurazioni per le navi non riuscirebbero a compensare completamente l’entità delle interruzioni alle catene globali di fornitura, con effetti su prezzi e PIL.
Analisti avvertono che combinare dati deboli con uno shock petrolifero è una situazione sgradevole per crescita e inflazione. In pratica, l’economia americana ha qualche punto di forza che può rallentare gli effetti negativi, ma l’incertezza resta elevata.
Conclusione
Il quadro è chiaro: segnali economici già timidi sono peggiorati con la crisi in Medio Oriente. L’amministrazione sostiene che i fondamentali reggono, ma i mercati e molti osservatori vedono crescere rischi concreti su prezzi, consumi e prospettive politiche. In questo contesto, la capacità di comunicare misure credibili e di governare con coerenza diventa cruciale.