La corsa all’MVP si complica
La battaglia per l’MVP della stagione NBA è più aperta che mai. I candidati di prima fascia non stanno calando di rendimento e, di conseguenza, anche la classifica mentale di chi vota per il premio continua a muoversi. Con annesse sorprese, perché evidentemente non bastava già la consueta dose di discussioni da bar sport con statistiche.
Doncic dal secondo al quarto posto
Uno dei movimenti più evidenti riguarda Luka Doncic, passato dalla seconda alla quarta posizione nelle preferenze di alcuni osservatori. Lo sloveno, già finito al centro del dibattito per il suo rendimento difensivo, resta sotto la lente di chi considera quella parte del suo gioco troppo pesante per essere ignorata.
Pochi giorni fa era stato Michael Wilbon, giornalista e conduttore di ESPN, a criticare duramente la difesa della guardia dei Lakers. Questa volta a rilanciare è stato Chris Mannix di Sports Illustrated, che non ha avuto problemi a esprimere lo stesso concetto con toni altrettanto netti.
Le critiche alla difesa non si fermano
Mannix ha sostenuto che le statistiche difensive di Doncic siano molto deboli. Ha citato in particolare il suo defensive rating individuale di 115,6 in questa stagione, un dato che lo collocherebbe al 119° posto su 180 giocatori con almeno 25 presenze da titolare. In sostanza, secondo il giornalista, in qualunque metrica misurabile Doncic sarebbe tra i peggiori difensori della lega.
Il suo giudizio, però, non cancella la stima per l’impatto offensivo dello sloveno. Mannix ha chiarito di considerarlo il miglior attaccante della NBA, ma ha aggiunto che, in una corsa così equilibrata, non può sorvolare sui limiti difensivi.
Tengo Luka Doncic nel mio secondo livello. È il miglior giocatore offensivo dell’intera lega, ma non posso ignorare le sue statistiche difensive quando la competizione è così serrata.
Lo stesso Mannix ha poi indicato il gruppo di giocatori che sta prendendo in considerazione per il suo voto all’MVP:
- Shai Gilgeous-Alexander
- Victor Wembanyama
- Nikola Jokic
- Jaylen Brown
Numeri impressionanti, ma il premio resta in bilico
Non è un specialista difensivo, questo è evidente, ma Doncic ha comunque raggiunto un traguardo notevole: è diventato il secondo giocatore, dopo Kobe Bryant nel 2013, a viaggiare a 30 punti di media e arrivare a 100 recuperi in una stagione. Dettaglio non proprio trascurabile per uno che, secondo i detrattori, farebbe poco o nulla dietro.
Il giocatore di Lubiana viaggia a 1,6 palle recuperate di media a partita e si trova tra i primi dieci della NBA in questa voce. Un dato che almeno ricorda che la difesa non è un interruttore acceso o spento, anche se certi commenti la raccontano così per comodità.
C’è poi il tema della dipendenza dei Lakers dal loro fuoriclasse. Quando Doncic non è disponibile, la squadra californiana ha un bilancio di sei vittorie e sei sconfitte, cioè il 50%. Un dato che segnala quanto Los Angeles faccia affidamento sul suo talento. Giocatori come Shai Gilgeous-Alexander e Nikola Jokic, invece, possono contare su squadre che hanno mostrato di sapersela cavare meglio anche senza la loro stella.
Doncic resta il miglior realizzatore della lega e nelle ultime settimane sta mettendo insieme prestazioni di altissimo livello con continuità. Ma, per ora, la sensazione è che la sua corsa all’MVP non basti a cancellare del tutto il capitolo difensivo. E in una stagione così tirata, ogni dettaglio finisce per contare, anche quelli che qualcuno preferirebbe archiviare in fretta.