Una lotta a quattro, e non è poco

A poche settimane dalla fine della stagione NBA 2025/26, il premio di MVP è diventato una faccenda piuttosto affollata. Al momento, i candidati seri sembrano essere quattro, tutti in ottima forma. Il problema, per chi deve votare, è che scegliere uno solo tra loro è ormai quasi un esercizio di sadismo statistico.

Shai, il favorito più credibile

Tra i quattro, il nome che parte con qualcosa in più resta quello di Shai Gilgeous-Alexander. Il play di Oklahoma City ha appena firmato 47 punti nel successo di martedì contro i Detroit Pistons, un altro mattone nella sua candidatura alla riconferma.

A rendere la sua corsa ancora più solida c’è anche il record aggiornato meno di un mese fa: è il giocatore con la striscia più lunga di partite consecutive con almeno 20 punti, dopo aver superato il precedente primato di Wilt Chamberlain fermo a 126. Numeri che spiegano bene perché, oggi, il canadese venga considerato il riferimento principale nella corsa al trofeo.

Le sue medie stagionali parlano da sole: 31,6 punti, 4,4 rimbalzi, 6,5 assist e 1,4 recuperi a gara.

Wembanyama sale in vetta al ranking ufficiale

Eppure, secondo il ranking ufficiale della lega, il primo posto non è di Shai. Da giovedì scorso, infatti, Victor Wembanyama è il giocatore meglio piazzato nella corsa all’MVP secondo il sito NBA.

Il francese viaggia a 24,7 punti, 11,5 rimbalzi, 3,1 stoppate e 3 assist di media per partita, cifre che da sole basterebbero a farlo entrare nel discorso. Le sue ultime uscite hanno solo rafforzato quella scelta, per chi avesse avuto dubbi sul fatto che un lungo da quasi due metri e trenta possa risultare un problema per chiunque.

Lunedì, Wembanyama è diventato anche il giocatore più rapido di sempre a firmare una doppia doppia, impiegando appena 8 minuti e 32 secondi. Ha chiuso quella gara con 41 punti e 16 rimbalzi nella vittoria contro i Bulls.

Poi, nella notte successiva, ha eguagliato il suo massimo di punti e aggiunto 18 rimbalzi, contribuendo alla decima vittoria consecutiva dei San Antonio Spurs. Una piccola dimostrazione di normalità, se per normalità intendiamo numeri che per quasi tutti gli altri restano fantascienza.

Jokic continua a fare Jokic

Al terzo posto c’è un nome che ormai non ha bisogno di presentazioni, anche se continua a collezionare candidature come se fosse la cosa più naturale del mondo: Nikola Jokic.

Il centro serbo dei Denver Nuggets, tre volte MVP nel 2021, 2022 e 2024, sta disputando un’altra stagione da manuale. E, per quanto sia dietro a Shai e Wembanyama, i suoi numeri restano pienamente dentro la discussione per il premio.

La sua annata è persino migliore, almeno sulla carta, di quella che lo portò all’ultimo riconoscimento: 27,7 punti, 13 rimbalzi e 18,8 assist di media contro i 26,4 punti, 12,4 rimbalzi e 9 assist della stagione in cui fu eletto per l’ultima volta miglior giocatore del campionato. Il che dice abbastanza su quanto sia serrata la battaglia.

Dopo il suo triple-doppio numero 196, il serbo è anche sulla buona strada per riscrivere altri record, con la possibilità di diventare il primo giocatore a guidare contemporaneamente la classifica di rimbalzi e assist per partita.

Doncic segna tanto, ma non convince tutti

A chiudere il gruppo c’è Luka Doncic, oggi ai Los Angeles Lakers. Lo sloveno guida la classifica marcatori con 33,8 punti di media, aggiungendo 7,8 rimbalzi, 8,3 assist e 1,6 palle recuperate a incontro.

Ed è proprio qui che cominciano le discussioni. Nonostante sia tra i primi dieci per recuperi, la sua fase difensiva viene criticata con una certa insistenza da alcuni ex giocatori e da alcuni giornalisti votanti, che sostengono come altri siano davanti a lui perché, in sostanza, giocherebbe soltanto a metà campo.

C’è anche chi si spinge oltre e si chiede perché Doncic sia ancora nel dibattito. Eppure, dopo un mese di marzo da 600 punti, il suo nome resta ben piantato tra quelli da considerare. Questa settimana, inoltre, il confronto diretto con i Thunder di Shai sarà doppio e molto probabilmente decisivo non solo per la classifica, ma anche per capire chi avrà davvero in mano l’MVP.

Squadre in forma e classifica cortissima

Un altro dettaglio aiuta a spiegare perché la corsa sia così aperta: le squadre di questi quattro candidati stanno viaggiando forte quasi tutte insieme.

  • Oklahoma City Thunder
  • San Antonio Spurs
  • Los Angeles Lakers
  • Denver Nuggets

Tutte hanno chiuso un mese di marzo quasi impeccabile e, nell’ordine, occupano le prime posizioni della Western Conference. I campioni in carica hanno perso soltanto due delle ultime 20 partite.

Gli Spurs, secondi a Ovest, hanno fatto lo stesso negli ultimi 28 incontri. I Lakers, dal canto loro, hanno vinto praticamente tutto negli ultimi 30 giorni, con le sole eccezioni della trasferta di Detroit contro i Pistons e di quella di Denver contro i Nuggets, che nel frattempo hanno messo insieme sette successi consecutivi.

Insomma, la corsa all’MVP è più aperta che mai. Il che è ottimo per chi ama il basket, e leggermente meno per chi deve scegliere senza irritare mezza lega.