Gli attacchi recenti ai principali impianti di petrolio e gas nel Medio Oriente hanno preso una piega grave e potrebbero innescare una nuova, ampia fase del conflitto nella regione. Le conseguenze si sentirebbero nei prezzi dell'energia in tutto il mondo e nelle disponibilità di gas per molti paesi.

Cosa è successo

Un presunto attacco su una struttura di produzione del grande giacimento di South Pars ha fatto esplodere tensioni già altissime. Secondo fonti regionali, quel colpo è stato definito dall'Iran come l'innesco di una «guerra economica su vasta scala».

Nelle ore successive, missili iraniani hanno colpito Ras Laffan, la zona dove si trovano le infrastrutture per il gas naturale liquefatto di QatarEnergy. Il bilancio: cinque missili lanciati, quattro intercettati e uno ha raggiunto il complesso industriale, causando danni considerati rilevanti dalla compagnia qatariota.

Il direttore esecutivo di QatarEnergy, Saad al-Kaabi, ha detto che le riparazioni potrebbero richiedere da tre a cinque anni e che l'attacco è stato un colpo grave contro un fornitore chiave del mercato globale del gas.

Impianti minacciati e colpiti

Nel giro di poco tempo l'Iran ha indicato che diversi siti energetici nella regione sarebbero stati presi di mira. Tra i luoghi segnalati o effettivamente colpiti ci sono:

  • Samref, raffineria dell'Arabia Saudita vicino a Yanbu, bersaglio di attacchi con droni;
  • Jubail, complesso petrolchimico saudita;
  • al-Hosn, giacimento degli Emirati Arabi Uniti;
  • Mesaieed, complesso petrolchimico del Qatar;
  • Mina al-Ahmadi e Mina Abdullah, raffinerie del Kuwait, dove si sono registrati incendi dopo attacchi con droni;
  • Habshan, grande impianto di lavorazione del gas negli Emirati, che ha dovuto fermarsi per detriti dovuti all'intercettazione di missili;
  • Bab, giacimento petrolifero degli Emirati, segnalato come preso di mira.

Le forze saudite hanno comunicato di aver intercettato un missile diretto verso Yanbu, porto cruciale per le esportazioni di greggio dell'Arabia Saudita.

Un portavoce governativo qatariota ha avvertito che colpire infrastrutture energetiche «costituisce una minaccia per la sicurezza energetica globale, per i popoli della regione e per l'ambiente».

Reazioni dei mercati

I mercati del gas hanno reagito subito: le quotazioni europee sono schizzate in alto, con un picco del 30% rispetto ai livelli pre crisi in apertura di contrattazioni. L'incertezza sulle forniture ha spinto gli operatori a rivedere al rialzo i prezzi.

Secondo Saul Kavonic, responsabile ricerche della società MST Marquee, il rischio è quello di «uno scenario catastrofico per il gas»: la riduzione di offerta potrebbe durare mesi o anni, anche dopo la fine dei combattimenti, a seconda dell'entità dei danni subiti dalle infrastrutture.

Gli analisti di Rystad Energy stimano che il prezzo del petrolio Brent possa superare la soglia dei 120 dollari al barile nell'immediato, con ulteriori aumenti possibili se i danni si rivelassero gravi.

Sullo sfondo resta anche la retorica politica internazionale, con avvertimenti e minacce che aggiungono pressione alle dinamiche diplomatiche e di mercato.

Perché questo conta

Il Qatar rappresenta una quota significativa del commercio mondiale di gas naturale liquefatto, circa un quinto del mercato globale, e gran parte delle sue esportazioni vanno a economie asiatiche ad alta domanda. Una interruzione prolungata delle esportazioni qatarine avrebbe effetti su prezzi e approvvigionamenti in tutto il mondo.

In breve, non è una buona notizia per chi paga le bollette o per chi decide gli investimenti nei mercati dell'energia. Le prossime settimane saranno decisive per capire se i danni si limiteranno a interruzioni temporanee o se si aprirà una fase di crisi energetica prolungata.