Una scelta netta
Il ministro dello Sport iraniano ha dichiarato che il suo Paese non parteciperà ai prossimi Mondiali di calcio in programma negli Stati Uniti. La dichiarazione è stata fatta in televisione e arriva in un clima teso, con accuse pesanti rivolte all'attuale governo americano.
Le parole del ministro
Ahmad Donjamali ha detto: "Dal momento che questo governo corrotto ha assassinato il nostro leader, non abbiamo alcuna intenzione di partecipare ai Mondiali". Ha poi criticato le "misure malvagie intraprese contro l'Iran", sostenendo che "ci sono state imposte due guerre in otto o nove mesi e diverse migliaia dei nostri cittadini sono stati uccisi".
Secondo il ministro, per queste ragioni "non abbiamo assolutamente alcuna possibilità di partecipare". Parole forti, chiare e definitive, pronunciate davanti alle telecamere.
Un contrasto con quanto detto negli USA
Dal lato statunitense c'era invece un messaggio diverso: il presidente Donald Trump aveva assicurato che la nazionale iraniana avrebbe potuto partecipare al torneo. Dunque al momento le dichiarazioni ufficiali sono in netto contrasto e la situazione appare confusa.
Cosa succede adesso?
Non è ancora chiaro come si evolverà la vicenda sul piano pratico: decisioni formali da parte della federazione iraniana, della FIFA o degli organizzatori dei Mondiali non sono state annunciate. Rimane l'incertezza sul fatto che la squadra possa effettivamente presentarsi nei campi degli Stati Uniti.
La questione arriva in un momento già delicato, con ricadute politiche e umane che superano il semplice tema sportivo. Per chi sperava in partite, tifosi e giocatori potrebbero dover aspettare aggiornamenti ufficiali prima di fare valigie e calendari.