La situazione in Medio Oriente continua a infiammarsi tra minacce pubbliche, ritiri temporanei e movimenti militari. Da Teheran arrivano avvertimenti che puntano anche a obiettivi civili all'estero, mentre l'ex presidente americano Donald Trump attacca a testa bassa gli alleati della Nato. Nel mezzo, intercettazioni, raid, navi in fiamme e spostamenti di truppe rendono il quadro molto teso.
La sceneggiata diplomatica
Donald Trump ha lanciato parole durissime contro gli alleati europei della Nato, definendoli "vigliacchi" e sostenendo che senza gli Stati Uniti l'Alleanza sarebbe «una tigre di carta». Ha accusato i Paesi di non voler partecipare alla lotta per fermare un Iran che potrebbe dotarsi dell'arma nucleare e ha scritto sui suoi canali social che «ce ne ricorderemo».
Teheran alza il tono
Le autorità iraniane, rappresentate anche dal generale Abolfazl Shekarchi, hanno avvertito che i centri turistici e ricreativi nel mondo "non saranno più sicuri per i nemici". Questo messaggio segue gli appelli della Guida suprema Mojtaba Khamenei, che ha parlato di vittoria sul nemico e ha chiesto di creare insicurezza per gli avversari sia all'interno che all'estero.
Movimenti militari e attacchi
- Rafforzamento Usa: Secondo quanto riportato dalla stampa, il Pentagono sta inviando tre navi da guerra e diverse migliaia di marines in Medio Oriente.
- Ritiro Nato dall'Iraq: La missione Nato in Iraq è stata rimodellata e alcuni contingenti si sono temporaneamente ritirati, con la motivazione ufficiale della sicurezza del personale.
- Raid e bombardamenti: L'Idf sostiene di aver colpito strutture del regime iraniano nell'area di Nur, a est di Teheran.
- Navi in fiamme: A Bandar Lengeh, nel Golfo Persico meridionale, almeno 16 navi mercantili sono state riportate in fiamme dopo gli attacchi odierni, secondo le autorità locali.
- Emirati e difese aeree: Gli Emirati Arabi Uniti dichiarano di aver intercettato 4 missili balistici e 26 droni nelle ultime operazioni. Dal conteggio totale dall'inizio delle ostilità risultano centinaia di intercettazioni e decine di vittime tra militari e civili di varie nazionalità.
- Kuwait: Una raffineria ha preso fuoco dopo attacchi con droni che hanno danneggiato alcune unità dell'impianto.
- Arresti: Negli Emirati sono stati fermati membri di una presunta rete collegata a gruppi filo-iraniani e a Hezbollah.
Altri sviluppi rilevanti
- Messaggi di Khamenei: In un messaggio per il Capodanno iraniano la Guida suprema ha affermato che "il nemico è stato sconfitto" e ha espresso condoglianze per il ministro dell'Intelligence ucciso, invitando a rafforzare la sicurezza interna.
- Sirene in Israele: Tel Aviv, Gerusalemme e il nord di Israele hanno registrato nuove allerte con popolazione nei rifugi per diversi allarmi aerei.
- Cina: Secondo fonti di settore, Pechino avrebbe limitato le esportazioni di alcuni carburanti, gasolio e fertilizzanti, una mossa interpretata come precauzione per il mercato interno.
- Giustizie e diritti umani: Fonti internazionali riportano l'esecuzione in Iran di tre persone, tra cui un giovane atleta di 19 anni, condannate per reati legati alle proteste.
- Dichiarazioni internazionali: Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha pronunciato pesanti critiche verso Israele. Il ministro degli Esteri italiano ha invece invitato alla diplomazia e a iniziative multilaterali per proteggere il traffico marittimo nello stretto di Hormuz, una volta terminata la guerra.
- Sri Lanka: Il Paese ha dichiarato di aver negato agli Stati Uniti il permesso di stazionare due aerei da guerra sull'isola in una data indicata.
Perché è importante
Le dichiarazioni pubbliche e le mosse militari indicano un'escalation che non riguarda solo eserciti e governi, ma ha conseguenze pratiche su rotte commerciali, sicurezza civile e stabilità regionale. Le minacce rivolte anche a luoghi turistici spostano il rischio sul terreno civile, con impatti politicamente e economicamente rilevanti.
La situazione rimane fluida e pericolosa. Tra proclami, contromisure e ritiri temporanei, il rischio di ulteriori escalation è concreto. Restano molte incognite su possibili mediazioni o ulteriori interventi esterni.