Le accuse del New York Post
Le recenti rimozioni ai vertici dell’esercito statunitense sarebbero state alimentate da un timore molto personale di Pete Hegseth: perdere il proprio incarico. È quanto sostiene un nuovo report del New York Post, secondo cui il segretario alla Difesa avrebbe agito per quella che alcuni funzionari descrivono, con una certa delicatezza istituzionale, come una forma di paranoia maturata dopo Signalgate.
Hegseth ha infatti estromesso questa settimana il capo di stato maggiore dell’Esercito, il generale Randy George, insieme al generale David Hodne e al maggiore generale William Green Jr.
Secondo una fonte citata dal giornale, tutto ruoterebbe attorno alla sua crescente insicurezza.
"Tutto questo è guidato dall’insicurezza e dalla paranoia che Pete ha sviluppato dopo Signalgate. Purtroppo, viene alimentata da alcuni dei suoi collaboratori più vicini, che invece dovrebbero cercare di calmare le acque", ha detto un funzionario al New York Post.
Lo scontro con Dan Driscoll
Il New York Post riferisce anche che Hegseth avrebbe un forte conflitto con il segretario dell’Esercito Dan Driscoll. Una fonte vicina all’amministrazione di Donald Trump ha detto che la Casa Bianca avrebbe già chiarito che Driscoll non può essere rimosso, almeno per ora.
"[Hegseth] è molto preoccupato di essere licenziato e sa che Driscoll è uno dei principali candidati, o un candidato naturale, a sostituirlo", ha spiegato la fonte. "Quindi quello che Pete sta facendo è colpire chiunque percepisca come vicino a Driscoll. E questo è l’esempio più recente e più vistoso".
Il report collega il deterioramento dei rapporti anche al fatto che Driscoll era stato incaricato l’anno scorso di contribuire ai colloqui di pace sull’Ucraina, scelta che avrebbe irritato Hegseth.
"La cosa gli è rimasta davvero sullo stomaco. Sta cercando di far soffrire chiunque stia intorno a [Driscoll] senza alcun motivo", ha detto un’altra fonte al New York Post.
La risposta del Pentagono
Interpellato sulla vicenda, il portavoce capo del Pentagono, Sean Parnell, ha negato tensioni di questo tipo e ha dichiarato a The Independent che Hegseth mantiene "ottime relazioni di lavoro con i segretari di ogni branca delle forze armate, incluso il segretario dell’Esercito Dan Driscoll".
Secondo il New York Post, Parnell potrebbe perfino essere considerato come possibile sostituto di Driscoll, se quest’ultimo lasciasse il ruolo. Un alto funzionario del dipartimento ha però precisato che Parnell e Driscoll sono entrambi concentrati sul lavoro attuale.
"Non sarebbe fuori luogo ipotizzare che Sean possa essere considerato un successore, dato che è uno dei veterani dell’Esercito più visibili ai vertici del Dipartimento in questo momento, ma entrambi sono concentrati sul servire il Presidente e svolgere il lavoro che hanno ora", ha detto il funzionario.
Parnell aveva già confermato su X l’uscita di George.
"Il generale Randy A. George andrà in pensione con effetto immediato dal suo incarico di 41º capo di stato maggiore dell’Esercito", ha scritto giovedì. "Il Dipartimento della Guerra è grato al generale George per decenni di servizio alla nostra nazione. Gli auguriamo il meglio per il pensionamento".
Il contesto politico e le promozioni bloccate
La vicenda arriva dopo che il New York Times ha riferito che Hegseth avrebbe bloccato la promozione di quattro ufficiali dell’Esercito, tra cui due persone nere e due donne. Secondo il quotidiano, George e Driscoll avevano avuto scontri con Hegseth proprio su quella decisione.
Le tensioni si inseriscono in una più ampia serie di allontanamenti ai vertici militari avvenuti dall’inizio della presidenza Trump lo scorso anno. Tra i nomi già rimossi figurano l’ex capo degli Stati Maggiori riuniti, il generale Charles Q. Brown Jr., e l’ex direttore della Defense Intelligence Agency, il tenente generale Jeffrey Kruse.
Le reazioni dei repubblicani
Dopo l’annuncio di giovedì, diversi parlamentari repubblicani hanno elogiato George.
Il deputato Mike Rogers, presidente della Commissione per le forze armate della Camera, ha ringraziato il generale per il suo "servizio disinteressato all’America".
"Nel corso della sua lunga carriera al servizio dell’America, il generale George ha dimostrato impegno, coraggio e leadership. Durante il suo mandato come capo di stato maggiore, abbiamo fatto grandi progressi nell’aumentare il reclutamento, migliorare l’efficienza e modernizzare l’Esercito", ha affermato in una nota.
Anche il deputato Austin Scott ha definito George "una risorsa per il nostro Paese", aggiungendo che ha sempre messo il servizio prima di sé.
"Il generale Randy George è un grande generale, un leader con principi e un americano impegnato", ha scritto su X. "La saggezza dei suoi consigli deriva dai suoi molti anni di esperienza e dal suo carattere di uomo".
Insomma, il messaggio ufficiale è di continuità e serenità. Il resto, però, continua a somigliare parecchio a una guerra interna con uniforme stirata.