Una rete di piazze, volti noti e messaggi tutt’altro che sottili
La terza tornata delle proteste No Kings ha riempito le strade di città in tutti gli Stati Uniti, con circa 3.000 marce programmate a livello nazionale. A guidare o sostenere le manifestazioni ci sono stati nomi molto riconoscibili: Robert De Niro, Jane Fonda, Bruce Springsteen, Joan Baez e altri ancora. Evidentemente, quando la politica americana decide di trasformarsi in spettacolo, il cast non manca mai.
Le mobilitazioni si sono diffuse da San Diego a San Francisco, da Philadelphia ad Atlanta e Boston, con un appuntamento anche a Londra.
De Niro a New York
A New York, De Niro è stato tra i volti della marcia insieme al reverendo Al Sharpton e alla procuratrice generale Letitia James. Nel suo intervento ha descritto le manifestazioni come un forte richiamo collettivo, sostenendo che milioni di persone avevano risposto all’appello.
Ha poi attaccato direttamente Donald Trump, dicendo che è tempo di dire no ai re e, quindi, anche a Trump. Nel suo discorso ha criticato la guerra, la gestione dell’economia, i tagli alla sanità e l’aumento dei costi di beni essenziali come generi alimentari, energia e abitazioni. Ha anche denunciato quella che ha definito violenza di Stato e ha chiesto che Trump venga fermato, accusando lui e il suo apparato di governare con la complicità del Congresso.
Washington, musica e slogan civili
A Washington, D.C., fuori dal Kennedy Center, Joan Baez e la cantautrice Maggie Rogers si sono esibite davanti a migliaia di persone durante l’evento Artists United for Our Freedom, organizzato dal Committee for the First Amendment di Fonda. Le tre erano apparse anche a un comizio al Minnesota State Capitol.
Sul palco hanno preso la parola anche l’attore Billy Porter e la poetessa Rupi Kaur.
Fonda, intanto, ha promosso le manifestazioni con una breve offensiva mediatica, comparendo ieri in programmi come The Briefing With Jen Psaki e The Source with Kaitlan Collins.
Springsteen a St. Paul
A St. Paul, Minnesota, Springsteen si è unito a una delle manifestazioni più grandi del Paese insieme al senatore Bernie Sanders, alla deputata Ilhan Omar e al governatore Tim Walz. Qui ha eseguito “Streets of Minneapolis”, il brano presentato dopo le uccisioni degli agenti ICE Alex Pretti e Renee Good.
Nel suo discorso, Springsteen ha detto che la scorsa estate le truppe federali avevano portato “morte e terrore” nelle strade di Minneapolis, ma ha aggiunto che la città aveva dimostrato forza e solidarietà. Ha definito quella reazione un esempio per il resto del Paese e ha affermato che questo “incubo reazionario” e le incursioni nelle città americane non sarebbero durati.
Fonda era presente anche lì e ha letto un messaggio di Becca Good, moglie di Renee Good. Nel testo, Good ha ricordato la moglie come una persona luminosa e gentile, spiegando che la sua morte ha costretto molti a prendere posizione. La scelta della famiglia, ha detto, è stata quella dell’amore.
Altri nomi, stessa piazza
Tra gli altri partecipanti e oratori figuravano anche Bill Nye e l’attore di MASH* Mike Farrell. Su Threads, inoltre, Jimmy Kimmel e Jamie Lee Curtis hanno pubblicato messaggi sulla loro presenza alle proteste.
Il contesto: una protesta già enorme
Le due precedenti edizioni di No Kings avevano già attirato folle enormi: la prima si era svolta a giugno 2025, la seconda in ottobre. Entrambe erano state tra le più grandi mobilitazioni in un solo giorno nella storia recente del Paese, con manifestanti in strada contro le tattiche aggressive dell’ICE e il sistematico disprezzo di Trump per le norme costituzionali.
Anche questa volta i temi erano simili, ma con un’aggiunta inevitabile: il caro-vita, aggravato secondo i manifestanti anche dagli effetti della recente guerra contro l’Iran. Per una volta, il malcontento ha trovato un palcoscenico nazionale già perfettamente montato.