Il governo ha pubblicato la prima tranche di documenti relativi alla nomina di Peter Mandelson come ambasciatore del Regno Unito a Washington. Il pacchetto contiene 147 pagine estratte da un archivio molto più ampio. Mandelson nega qualsiasi illecito e i suoi avvocati dicono che non ci saranno dichiarazioni aggiuntive per ora.

1. Ha chiesto molto di più del pagamento finale

Non sorprende che, prima di andarsene, Mandelson abbia negoziato la buonuscita. I documenti mostrano che inizialmente aveva chiesto 547.000 sterline, cifra corrispondente al salario totale previsto dal contratto d'ambasciatore. Alla fine gli sono state corrisposte 75.000 sterline, così composte: tre mesi di preavviso pari a 40.330 sterline e un pagamento di risoluzione di 34.670 sterline.

Il dossier segnala che Mandelson si era anche rivolto a un avvocato esperto in diritto del lavoro. Dal canto loro, i ministri hanno giustificato il pagamento sostenendo che evitare un contenzioso in tribunale sarebbe stato più economico per lo Stato.

2. Starmer sapeva dei contatti post-carcerari con Epstein

Nei documenti emerge che il primo ministro aveva ricevuto informazioni secondo cui Mandelson aveva mantenuto contatti con Jeffrey Epstein anche dopo la condanna di quest'ultimo nel 2008. Le comunicazioni riportano collegamenti nel periodo 2009-2011.

Nel rapporto di due diligence si parla di un "rischio reputazionale" legato a quei contatti e ad altri aspetti della vita pubblica e privata di Mandelson, come i legami commerciali e le due dimissioni precedenti da incarichi ministeriali.

3. Briefing sensibili promessi prima di aver completato il controllo

Un'email del Foreign Office datata dicembre 2024 descriveva insiemi di strumenti e benefit per il ruolo, compreso telefono, laptop e iPad, e comunicava che Mandelson avrebbe ricevuto briefing confidenziali a partire dal 6 gennaio. Quel calendario sembra anticipare la fine del processo di verifica, che secondo i documenti non era previsto prima della fine di gennaio.

Questo solleva la classica domanda amministrativa: è normale dare accesso a informazioni delicate prima di avere tutte le garanzie formali in tasca?

4. Qualcuno nel governo aveva dubbi

Non tutti sembravano entusiasti della procedura. Un promemoria riporta che Jonathan Powell giudicò il processo di nomina insolito e troppo rapido. Anche il più alto funzionario del Foreign Office all'epoca, Philip Barton, aveva alcune riserve personali.

Powell riferì di aver sollevato preoccupazioni sulla persona e sulla sua reputazione a Morgan McSweeney, capo di gabinetto del primo ministro. La risposta ufficiale fu che le questioni erano state affrontate.

5. Le parole di Mandelson appaiono solo in una breve nota

Fra tutte le carte, c’è un solo documento scritto di pugno da Mandelson. Non è un lungo memoriale: è una risposta pratica sulla data di rientro dagli Stati Uniti e sui dettagli logistici, compresa la necessaria certificazione veterinaria per il suo collie, Jock.

Nella nota si legge in poche righe che la sua preoccupazione principale era tornare in Regno Unito con "massima dignità e minima intrusione mediatica", ricordando che rimaneva un pubblico funzionario e si attendeva di essere trattato di conseguenza.

6. Cosa manca e perché manca

La parte più importante assente nella pubblicazione riguarda le risposte specifiche che Mandelson avrebbe dato a Downing Street sulle sue relazioni con Epstein durante il processo di verifica. Queste informazioni potrebbero chiarire che cosa è stato comunicato e quanto fosse ritenuto accettabile.

Secondo quanto emerge dai documenti pubblici, la Metropolitan Police ha chiesto che quelle pagine non vengano rilasciate perché potrebbero essere rilevanti per un’indagine in corso su presunti reati di misconduct in public office. Perciò quelle sezioni sono state trattenute dalle autorità.

Conclusione

Queste 147 pagine aprono una finestra sui colloqui, sui timori reputazionali e sulle decisioni di Palazzo, ma lasciano anche un bel pezzo del puzzle coperto. Restano domande chiave sulle conversazioni private su Epstein e sull'esatto contenuto della due diligence interna. La polizia vuole indagare, il governo ha pubblicato una parte dei documenti e il resto è per ora tenuto sotto chiave.

In sintesi: abbiamo alcune risposte pratiche e qualche riga personale, ma la verità completa attende ancora la conclusione delle indagini.