La visita di Xi Jinping in Corea del Nord la prossima settimana non arriva in sordina. Il presidente cinese è atteso a Pyongyang l’8 e il 9 giugno per una visita di Stato di due giorni su invito del leader nordcoreano Kim Jong Un, in quella che sarà la prima trasferta di Xi nel Paese dal giugno 2019. È un evento abbastanza raro da contare già di per sé. Il tempismo lo rende molto più fragoroso.

La Cina e la Corea del Nord hanno annunciato il viaggio il 5 giugno, con entrambi i governi che hanno mantenuto deliberatamente scarni i dettagli pubblici. I media statali nordcoreani hanno detto che Xi compirà una visita di Stato nella Repubblica Popolare Democratica di Corea su invito di Kim. Le testate collegate allo Stato cinese hanno confermato le date e inquadrato il viaggio come diplomazia di alto livello di partito e di Stato tra governi vicini che preferiscono lucidare i propri messaggi finché non riflettono più alcuna luce.

Perché Xi va a Pyongyang adesso?

La visita arriva in un momento sensibile per la diplomazia dell’Asia nordorientale. La Corea del Nord sta ampliando il suo rapporto strategico con la Russia, continuando al contempo a espandere i suoi programmi nucleari e missilistici. La Cina, nel frattempo, sta cercando di preservare la sua posizione di lunga data come principale sostenitore politico ed economico di Pyongyang.

Questo equilibrio conta a Seoul, Washington e Tokyo, dove i funzionari osserveranno eventuali segnali di un coordinamento più stretto tra Pechino e Pyongyang. Le domande pratiche sono familiari ma gravide di conseguenze:

  • La Cina allenterà o irrigidirà l’applicazione delle sanzioni?
  • La visita potrebbe spostare la conversazione congelata sulla diplomazia nucleare?
  • Aggiungerà pressione a un contesto militare regionale già teso?

Il linguaggio pubblico di Pechino è rimasto fedele al copione consueto, descrivendo la relazione come una di “amicizia tradizionale” e cooperazione. Quella formula non è casuale. Rimanda alla continuità politica che Pechino ama sottolineare tra il Partito Comunista Cinese e il Partito dei Lavoratori di Corea della Corea del Nord, anche quando la relazione in sé è tutt’altro che semplice.

La Cina è ancora il sostenitore essenziale della Corea del Nord

Per la Cina, questo viaggio è insieme cerimonia e strategia. La Corea del Nord resta l’unico alleato formale di Pechino vincolato da un trattato, un rapporto ancorato al Trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza del 1961. L’alleanza non è sempre stata comoda. I test nucleari e i lanci di missili di Pyongyang hanno ripetutamente complicato la diplomazia della Cina e irritato Pechino, che in genere preferisce che le crisi al suo confine arrivino con meno traiettorie di lancio.

Eppure, la Cina continua a considerare la Corea del Nord un cuscinetto cruciale sulla sua frontiera nordorientale e un fattore importante nell’equilibrio di potere nella Penisola coreana. Per quanto difficile possa essere il governo di Kim, Pechino non vuole instabilità, collasso del regime o un ordine di sicurezza allineato agli Stati Uniti che prema più vicino ai suoi confini.

La leva economica resta centrale nella relazione. La Cina è di gran lunga il partner commerciale dominante della Corea del Nord. I dati statistici sudcoreani hanno mostrato che la Cina rappresentava circa il 98 per cento del commercio estero della Corea del Nord nel 2024. Reuters ha anche riferito che il commercio della Cina con la Corea del Nord nel 2025 è tornato ai livelli pre-pandemia, suggerendo che gli scambi transfrontalieri si siano ripresi dopo anni di chiusure e restrizioni dell’era COVID.

Questo dà a Pechino un’influenza reale, anche se non sempre un controllo diretto. La Corea del Nord ha dimostrato ripetutamente che dipendenza non significa obbedienza.

La Russia ha cambiato le opzioni di Kim Jong Un

Una ragione per cui il viaggio di Xi viene osservato così da vicino è che Kim sta costruendo un canale più forte con Mosca da quando è iniziata la guerra della Russia in Ucraina. Le valutazioni sudcoreane e occidentali hanno affermato che la Corea del Nord ha fornito truppe, missili, artiglieria e munizioni per sostenere lo sforzo bellico della Russia.

Reuters ha riferito che truppe, sistemi d’arma e munizioni nordcoreani avevano rafforzato la potenza di fuoco russa. L’esercito sudcoreano ha dichiarato nel 2025 che la Corea del Nord aveva inviato migliaia di ulteriori soldati in Russia insieme ad altre armi.

Quel rapporto dà a Kim qualcosa che desidera da tempo: più opzioni. Se Mosca può fornire benefici militari, diplomatici o economici, Pyongyang diventa meno dipendente dalla sola Pechino. Per la Cina, non è l’ideale. Una Corea del Nord troppo strettamente allineata alla Russia potrebbe ridurre la leva di Pechino sugli eventi nella penisola, lasciando comunque alla Cina il compito di gestire molte delle conseguenze.

Gli analisti citati dall’Associated Press hanno detto che la Cina sembra cercare di riaffermare la propria influenza mentre Kim rafforza i legami con Mosca. La visita di Xi consente a Pechino di ribadire il punto nel modo più visibile disponibile: la Cina è ancora indispensabile negli affari nordcoreani.

L’espansione nucleare farà ombra al vertice

È improbabile che la questione nucleare sia il fulcro della comunicazione ufficiale. Sarà comunque nella stanza, che le telecamere siano invitate a notarlo o meno.

La Corea del Nord ha presentato questa settimana una nuova struttura per produrre combustibile per armi nucleari, secondo resoconti dei media statali citati dall’Associated Press. Kim ha anche chiesto un’espansione accelerata delle forze nucleari del Paese. Quell’annuncio si inserisce in un quadro più ampio: Pyongyang ha continuato a far avanzare i suoi programmi d’armamento mentre la diplomazia sulla denuclearizzazione resta in stallo.

Le Nazioni Unite hanno ripetutamente sanzionato la Corea del Nord per i suoi programmi nucleari e di missili balistici. Nell’aprile 2026, un alto funzionario dell’ONU ha avvertito che la continua militarizzazione di Pyongyang restava motivo di seria preoccupazione.

Storicamente, la Cina ha sostenuto alcune sanzioni, opponendosi però alle campagne di pressione guidate dagli Stati Uniti che ritiene potrebbero destabilizzare la Corea del Nord o aumentare il confronto militare vicino al confine cinese. È probabile che quella tensione continui. Pechino vuole stabilità. Washington e i suoi alleati vogliono una pressione che cambi il comportamento. Pyongyang vuole armi nucleari e sollievo dalla pressione. Non esattamente un triangolo politico ordinato.

Seoul e Washington osserveranno i segnali

La Corea del Sud ha reagito con cautela all’annuncio. Il ministero degli Esteri di Seoul ha detto di sperare che il viaggio contribuisca alla pace e alla stabilità nella Penisola coreana e che la Cina svolga un ruolo costruttivo negli affari coreani. Un funzionario presidenziale sudcoreano ha anche affermato che Seoul mantiene una stretta comunicazione con Pechino sulle questioni della penisola.

Ciò riflette una realtà di base: la Cina resta uno dei pochi governi con un accesso significativo alla leadership di Kim. Anche quando Seoul diffida delle priorità di Pechino, non può ignorare il ruolo di Pechino.

Per gli Stati Uniti, la visita di Xi presenta un dilemma familiare. La Cina ha influenza a Pyongyang, ma si è spesso opposta all’approccio della massima pressione favorito da Washington e dai suoi alleati. Pechino di solito invoca dialogo e stabilità, criticando al contempo le azioni che vede come causa di aumento delle tensioni, soprattutto vicino al territorio cinese.

Se Xi e Kim diffonderanno un messaggio congiunto che enfatizza sovranità, resistenza alle pressioni esterne e opposizione alle sanzioni, la visita potrebbe suggerire un allineamento più stretto tra Paesi che sfidano gli assetti di sicurezza guidati dagli Stati Uniti nella regione. Non sarebbe una svolta diplomatica. Conterebbe comunque.

Kim ottiene l’immagine del sostegno di una grande potenza

Il viaggio avvantaggia Kim anche sul piano interno e diplomatico. Un vertice con Xi a Pyongyang offre ai media statali nordcoreani immagini potenti: il leader della Cina che arriva nella capitale, incontra Kim e tratta la Corea del Nord come uno Stato che impone l’attenzione delle grandi potenze nonostante le sanzioni e l’isolamento diplomatico.

Questo è utile per Pyongyang. Sostiene il messaggio di Kim secondo cui la Corea del Nord non è isolata e può ottenere sostegno sia dalla Cina sia dalla Russia, resistendo al contempo alla pressione degli Stati Uniti, della Corea del Sud e del Giappone.

La visita potrebbe anche aprire spazio a un’ulteriore cooperazione economica o a sostegno umanitario, anche se eventuali accordi formali dovrebbero muoversi tra le sanzioni internazionali. Nessuno dei due governi ha annunciato intese specifiche, e non è attesa alcuna svolta immediata.

L’ultima visita di Xi in Corea del Nord, nel giugno 2019, avvenne durante un periodo di intensa diplomazia che coinvolgeva Kim e l’allora presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Quello sforzo alla fine non riuscì a produrre un accordo nucleare duraturo. Il contesto ora è diverso: i programmi d’armamento della Corea del Nord sono più avanzati, le relazioni intercoreane restano tese e la partnership militare di Pyongyang con Mosca è molto più forte.

Il viaggio riguarda l’influenza, non un accordo rapido

Nessuno dovrebbe aspettarsi che la visita dell’8-9 giugno riavvii da sola i colloqui nucleari. Nessuna delle due parti ha annunciato una nuova iniziativa diplomatica, e l’agenda ufficiale resta vaga. Ma l’immagine è il segnale politico.

Recandosi a Pyongyang, Xi mostra che Pechino non intende lasciare che Mosca diventi l’unico grande patrono di Kim. Ospitando Xi, Kim mostra che la Corea del Nord può corteggiare sia la Cina sia la Russia, continuando a respingere la pressione guidata dagli Stati Uniti.

Il vertice potrebbe alla fine essere ricordato meno per un singolo accordo che per ciò che dice sulla mappa del potere in cambiamento nell’Asia nordorientale. La Cina, la Russia e la Corea del Nord si stanno avvicinando in risposta alla pressione di Washington e dei suoi partner. Il ritorno di Xi a Pyongyang è un altro segno che la regione sta diventando più divisa, più militarizzata e meno prevedibile. Sottile, non lo è.