Il petrolio supera la soglia psicologica dei 100 dollari mentre i mercati oscillano

Se pensavate che i mercati fossero prevedibili, vi sbagliavate. Il conflitto nel Medio Oriente, protrattosi, si è prolungato in un altro giorno di tensione, e il petrolio è balzato oltre la soglia dei 100 dollari al barile. L'aumento dei prezzi dell'energia ha contribuito a trascinare al ribasso i mercati azionari europei, con una fiammata di volatilità che ha scosso i trader di tutto il mondo.

Lo scenario della giornata era una miscela di ansia e attesa. Mentre l'Asia era già in ribasso, le azioni europee hanno chiuso in calo, mentre gli operatori digerivano le ultime notizie e l’idea che il conflitto possa continuare a imprimere pressioni sui prezzi. Il paniere Stoxx 600 complessivo ha chiuso in calo di circa lo 0,6%, segnalando un clima cauto sull'intero continente.

Note Paesi al chiudere

  • Parigi in calo di circa lo 0,98%
  • Francoforte in calo di circa lo 0,77%
  • Londra in calo di circa lo 0,34%
  • Milano in calo di circa lo 0,29%

Il settore energetico ha rubato la scena sia nel bene che nel male. I prezzi del gas sono saliti di circa il 5,75% a 56,45 euro per megawattora, mentre il petrolio greggio si è attestato poco sotto i 100 dollari al barile. Nello specifico, il contratto WTI statunitense è salito di circa il 4,4% a circa 94,78 dollari al barile, e Brent è salito di circa il 7% a circa 99,44 dollari.

Il sentimento di mercato non era affatto tranquillo. L'indice di volatilità, il VIX, è salito ai livelli più alti dall'aprile 2025, spinto in parte dalle chiacchiere sui dazi provenienti da Washington e dal gioco geopolitico nel Golfo di Hormuz e nelle regioni circostanti. Quel tipo di volatilità è il modo del mercato per dire: stiamo seguendo questa storia con popcorn in mano.

Cosa dicono gli analisti

  • Barclays ha suggerito che se le tensioni attuali dovessero persistere per altre due settimane, il Brent potrebbe superare ampiamente i 120 dollari al barile. Questo tipo di scenario è ciò che i trader definiscono scherzosamente uno shock esogeno, con l'inflazione che potrebbe seguirne.
  • Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, ha osservato che il movimento del petrolio riflette la percezione che il corridoio di Hormuz possa diventare una perturbazione più lunga e costosa del previsto.
  • David Pascucci, analista di mercato di XTB, ha avvertito che uno shock esterno prolungato e un'inflazione più alta potrebbero costringere la BCE a innalzare i tassi di nuovo, e forse due volte, nel 2026. Non tutti sono d'accordo sul percorso, ma il dibattito è vivo e vegeto.

Mercati obbligazionari e cosa potrebbe significare per l'economia

Sul fronte sovrano, lo spread tra i rendimenti decennali italiani e tedeschi si è leggermente allentato, chiudendo intorno ai 75 punti base. Il rendimento del decennale italiano era vicino al 3,60%, mentre il Bund tedesco rendeva circa il 2,85%. In breve, gli appetiti di rischio si muovono e i rendimenti oscillano in risposta al contesto di rischio globale.

Con la chiusura della giornata, il tono del mercato è rimasto cauto. Gli investitori valutano la possibilità di tassi di interesse più alti contro il rischio di un incremento dell'inflazione provocato dai costi energetici più elevati. La storia non è finita, e i prossimi sviluppi dipenderanno da quanto durerà il conflitto e da come risponderanno in modo aggressivo le banche centrali.

In sintesi: il petrolio ha superato la soglia delle tre cifre, almeno secondo la psicologia, i mercati restano tesi, e l’Europa fa ciò che sa fare meglio quando la volatilità aumenta: riduce le perdite, resta ferma e attende segnali più chiari da decisori politici e da scenari geopolitici.