Un altro inizio lento, e Mike Brown non è contento

I Knicks hanno rischiato di trasformare una serata a Madison Square Garden in un classico bricolage difensivo. Hanno rimontato 21 punti contro i Warriors, squadra però privata di pedine importanti come Stephen Curry, Jimmy Butler, Draymond Green e Kristaps Porzingis. La vittoria 110-107 c'è, ma l'allenatore Mike Brown non ha fatto festa.

Brown ha rimarcato che non è soddisfatto dell'approccio iniziale della squadra. Ha sottolineato che, seppure il gruppo abbia trovato la forza per rimontare, non è il comportamento che ci si aspetta da una squadra con ambizioni alte.

I numeri che danno fastidio

I dati non sono gentili con i Knicks. Da una vittoria netta su Denver il 6 marzo, New York ha la seconda peggiore valutazione di plus/minus del primo quarto in tutta la lega, meglio solo dei Brooklyn Nets.

Dal 24 febbraio la situazione è ancora più chiara: i Knicks sono 27esimi per net rating nel primo quarto, con gli avversari che li superano di 14 punti ogni 100 possessi all'inizio delle partite.

Esempi recenti

  • Contro Golden State: i Warriors, con una formazione di emergenza, hanno chiuso il primo periodo 36-21 e hanno allungato fino al 46-25 in avvio di secondo quarto.
  • Contro Utah, Los Angeles Lakers e Clippers: i primi quarti persi, con scarti che hanno creato situazioni di recupero.
  • Contro Denver il primo quarto era finito 29-27 a favore dei Nuggets, ma poi i Knicks avevano dominato i restanti tre quarti.

Nel complesso, nelle ultime sei gare la difesa dei Knicks ha concesso 27.9 punti ogni 100 possessi nei primi quarti, nonostante il record di 4-2 nello stesso intervallo.

Il quintetto iniziale e i problemi

Il quintetto titolare composto da Jalen Brunson, Karl-Anthony Towns, OG Anunoby, Mikal Bridges e Josh Hart è quello che ha giocato più minuti insieme, circa 300 in più rispetto a qualsiasi altro pacchetto. Eppure il rendimento è solo modesto: +3.7 punti ogni 100 possessi complessivamente.

Dal 24 febbraio in poi quel quintetto è stato invece superato di 12.4 punti ogni 100 possessi in 122 minuti. Inoltre, le formazioni con Brunson e Towns insieme nelle ultime dieci partite sono state battute di circa otto punti per 100 possessi.

Che cosa dice la squadra

Towns ha indicato che il problema è anche mentale: la squadra non entra in campo con la stessa aggressività che mette quando è sotto nel punteggio. Ha ricordato che l'anno scorso spesso i Knicks sono riusciti a ribaltare situazioni difficili, ma ha ammesso che questo non è un piano sostenibile.

Jordan Clarkson, richiamato in campo con più continuità, è diventato una soluzione per svegliare la squadra. Di recente ha avuto minuti crescenti e ha messo punti importanti nelle serate in cui è stato chiamato a incidere.

Jalen Brunson ha espresso il punto pratico: serve attenzione al piano partita, alla preparazione e ai dettagli. Se la squadra partisse meglio, eviterebbe i giochi di rincorsa che consumano energie inutili.

La posizione di Brown e possibili mosse

Brown si è preso la responsabilità di allenatore: vuole capire come evitare di dover sempre sperare in rimonte spettacolari. Ha ammesso che non esclude cambi al quintetto iniziale, ma al momento non sente la necessità di farlo. Ha comunque fatto capire che se riterrà opportuno apportare modifiche, lo farà.

Il messaggio è chiaro: sopravvivere a partite con buoni finali non è abbastanza. Se l'obiettivo è fare strada nei playoff, i Knicks devono smettere di regalare i primi quarti.

Perché importa

Una vittoria contro una squadra decimata come Golden State funziona nelle classifiche, ma può coprire un difetto strutturale. Brown lo sa, e dopo la rimonta ha scelto di suonare il campanello di allarme invece di applaudire. La preoccupazione è che questa abitudine di partire piano possa ricadere pesantemente in partite più significative.

In breve, i Knicks hanno talento e fiducia, ma devono migliorare l'inizio delle partite. Se non lo faranno, le rimonte potrebbero non bastare quando conterà davvero.