La difesa di Hamilton
Lewis Hamilton ha preso posizione sulle nuove monoposto di Formula 1 previste per il 2026, sostenendo che siano più divertenti da guidare rispetto a qualunque altra generazione abbia provato in carriera. Un giudizio piuttosto netto, specie in uno sport che riesce sempre a discutere anche quando si limita a cambiare regolamento.
Le vetture di questa stagione sono state rivoluzionate da un profondo cambio normativo, con modifiche importanti sia all’aerodinamica sia alle unità di potenza. Il secondo punto, in particolare, ha cambiato in modo evidente il lavoro dei piloti nella ricerca della prestazione, spostando gran parte dell’attenzione sulla raccolta e sull’utilizzo dell’energia.
Il problema dei sorpassi e della batteria
In gara, questo si traduce spesso in un effetto ben visibile: dopo aver superato un rivale, i piloti fanno fatica a mantenere la posizione perché la batteria si scarica rapidamente. Il risultato è una corsa a tratti elastica, con continui avvicinamenti e allontanamenti tra le vetture.
Hamilton, però, ha minimizzato le critiche al cosiddetto effetto a pendolo, ricordando che dinamiche simili sono comuni nel karting, senza che per questo qualcuno si lamenti.
Parlando con i media, tra cui RacingNews365, il sette volte campione ha spiegato che, se si torna con la memoria al karting, la situazione è molto simile: le vetture si inseguono, si scambiano di posizione e nessuno riesce davvero a prendere il largo.
Il punto forte delle nuove monoposto
Per Hamilton, il vantaggio più grande delle attuali vetture rispetto al passato è un altro: la possibilità di restare vicino a un avversario nelle curve ad alta velocità senza perdere tutto il carico e il ritmo di gara.
Il pilota britannico, nel suo ventesimo campionato in Formula 1, ha sottolineato che questa è la miglior forma di competizione vista finora nella categoria.
Ha anche aggiunto che, tra tutte le monoposto che ha guidato in vent’anni, questa è l’unica con cui si può seguire da vicino un rivale nelle curve veloci senza vedere svanire completamente la prestazione. In altre parole, un raro momento in cui la Formula 1 sembra ricordarsi che correre vicino agli altri non dovrebbe essere un difetto di progettazione.