Al Quirinale si è svolta la riunione del Consiglio Supremo di Difesa, convocata per fare il punto sulla nuova ondata di tensioni generata dall'azione militare degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran. Nel documento finale il Consiglio manifesta una "grande preoccupazione" per lo scenario di crisi e per i gravi effetti destabilizzanti sull'intera area del Medio Oriente e sul Mediterraneo.
Cosa ha deciso il Consiglio
Il Consiglio ha ribadito che il Parlamento si è già pronunciato, con una risoluzione, sulle richieste di assistenza arrivate da Paesi alleati. È stato chiarito che l'utilizzo di infrastrutture militari presenti in Italia e concesse alle forze statunitensi deve avvenire nel rispetto del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali, comprendendo attività addestrative e di supporto tecnico-logistico. Eventuali richieste che vadano oltre quanto già previsto saranno sottoposte al Parlamento.
Protezione dei cittadini e sostegno ai partner
Il Consiglio ha approfondito le linee già illustrate dal Governo in Parlamento. Priorità annunciata: mettere in sicurezza le migliaia di cittadini italiani nella regione e fornire sostegno ai Paesi del Golfo, considerati partner strategici. Questo anche per tutelare i numerosi militari italiani impegnati in missioni autorizzate dal Parlamento.
La posizione italiana sulla guerra
Il documento finale ribadisce una frase ormai nota: l'Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra, come ricordato dal Presidente del Consiglio in Parlamento. Il Consiglio richiamando l'Articolo 11 della Costituzione, esprime forte preoccupazione per la moltiplicazione dei conflitti, sottolineando che gli attacchi contro i civili, spesso con vittime tra i bambini, sono inaccettabili.
Inoltre si segnala che l'estensione del conflitto ad opera dell'Iran potrebbe favorire forme di guerra ibrida e dare spazio ad azioni di organizzazioni terroristiche.
Condanna e ringraziamenti
Il Consiglio esprime condanna per l'aggressione ai militari italiani a Erbil in Iraq e ha rivolto sentimenti di vicinanza e gratitudine a tutte le forze impegnate nelle operazioni in patria e all'estero. Particolare menzione per il contingente italiano di UNIFIL nel sud del Libano e per i militari operativi nei Paesi del Golfo, definiti esemplari nella professionalità.
Preoccupazione per l'ordine internazionale
Il Consiglio ha evidenziato la crisi del sistema multilaterale incentrato sull'ONU, messo in difficoltà dalla moltiplicazione di iniziative unilaterali. Tra i nodi di sicurezza richiamati figurano il rischio legato al possibile sviluppo di armi nucleari da parte dell'Iran, la sicurezza di Israele e la condanna delle repressioni interne del regime di Teheran.
La situazione in Libano e UNIFIL
Particolare attenzione è stata dedicata al Libano: il Consiglio chiede a Israele di astenersi da reazioni sproporzionate alle azioni di Hezbollah, che hanno trascinato il Paese in un nuovo grave conflitto. Il prezzo più alto lo pagano sempre i civili, con numerose vittime e centinaia di migliaia di persone evacuate dal Sud del Libano e dalle aree sciite di Beirut.
Il Consiglio considera allarmanti le continue violazioni della risoluzione 1701 del 2006 e i ripetuti attacchi al contingente UNIFIL, oggi a guida italiana. Anche nell'ipotesi che il Consiglio di Sicurezza ONU decida per la conclusione della missione, resta fondamentale garantire la sicurezza della Linea Blu e rafforzare le capacità delle Forze Armate Libanesi.
Chi ha partecipato
- Presidente della Repubblica: Sergio Mattarella
- Presidente del Consiglio: Giorgia Meloni
- Ministri presenti: Antonio Tajani (Esteri), Guido Crosetto (Difesa), Matteo Piantedosi (Interno), Giancarlo Giorgetti (Economia), Adolfo Urso (Imprese)
- Sottosegretario alla Presidenza: Alfredo Mantovano
- Capo di Stato Maggiore della Difesa: Luciano Portolano
- Segretario del Consiglio Supremo di Difesa: Francesco Garofani
- Segretario generale della Presidenza della Repubblica: Ugo Zampetti
Il Consiglio ha dunque tracciato una linea chiara: evitare il coinvolgimento diretto dell'Italia nel conflitto, tutelare cittadini e forze armate, e sollecitare comportamenti misurati da parte degli attori regionali, con un'attenzione particolare alla protezione dei civili e alla tenuta del sistema multilaterale.