Un avviso secco dai vertici della finanza
Il numero uno di BlackRock, Larry Fink, ha messo in guardia sui rischi economici derivanti dall'attuale tensione con l'Iran. Secondo Fink, se i prezzi del petrolio dovessero salire fino a circa 150 dollari al barile per via della guerra, il mondo rischierebbe una recessione netta e profonda.
Perché questo scenario è preoccupante
La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran ha fatto salire i prezzi dell'energia. Negli ultimi giorni il greggio ha più volte superato i 100 dollari, e mercoledì il Brent è rimasto intorno ai 94 dollari al barile. Questo shock sui costi energetici ha effetti economici concreti, già visibili sui bollettini e sulle stime dei costi estivi dell'energia nel Regno Unito.
Chi ci rimette di più
- Le famiglie a reddito più basso, perché aumenti di carburante ed energia incidono in modo più pesante sulle spese quotidiane.
- I prezzi dei generi alimentari, che possono crescere a causa dei costi del trasporto e della produzione.
- L'economia globale, se il rialzo dei prezzi dovesse diventare prolungato.
Fink ha definito l'aumento dei prezzi energetici come «una tassa molto regressiva». Ha aggiunto che l'Iran potrebbe mantenere il prezzo del petrolio a livelli superiori ai 100 dollari, avvicinandosi persino ai 150 dollari per barile, con «profonde implicazioni per l'economia» e la possibilità di una recessione pronunciata.
Non tutto è scritto, però
Non è detto che lo scenario più negativo sia inevitabile. Fink ha sottolineato che, se l'Iran venisse reintegrato nelle relazioni internazionali, i prezzi potrebbero anche scendere sotto i livelli precedenti alla guerra, intorno ai 70 dollari al barile.
Confronto con la crisi del 2008
Interpellato sul paragone con la crisi finanziaria del 2008, Fink ha dichiarato chiaramente di non vedere analogie: «Non vedo somiglianze, zero».
Allarmi anche dal settore energetico e dalle agenzie
Il capo di Shell, Wael Sawan, ha avvertito a una conferenza che l'Europa potrebbe affrontare carenze di carburante e perfino razionamenti già il mese successivo se la situazione non migliorasse. Secondo Sawan, l'impatto si è spostato progressivamente dall'Asia meridionale all'Europa.
Nel frattempo il direttore dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, Fatih Birol, ha dichiarato di essere pronto a liberare ulteriori riserve strategiche di petrolio se necessario, anche se spera che non sia necessario intervenire. Birol ha sottolineato la minaccia alla sicurezza energetica globale e ha invitato i Paesi a diversificare le fonti energetiche, accelerando la transizione verso soluzioni come il solare e l'eolico, senza affidarsi a una sola fonte.
Un cenno anche sull'intelligenza artificiale
Durante la discussione, Fink ha parlato anche di intelligenza artificiale. Ha detto di non ritenere che esista una bolla nel settore AI nel suo complesso, ma ha ammesso che alcune singole aziende potrebbero fallire. Secondo lui c'è una competizione per la leadership tecnologica: se gli Stati Uniti non investono di più, rischiano di perdere terreno rispetto alla Cina. Per questo ritiene fondamentale potenziare rapidamente le capacità di AI.
In sintesi, gli avvertimenti arrivano da più fronti: prezzi del petrolio volatili, rischio di impatti economici concentrati sui più deboli, possibili misure di emergenza da parte delle agenzie internazionali e un invito a investire nelle tecnologie e nelle fonti energetiche alternative.