Nota dell'editore: questo pezzo è basato su reportage sul campo e dati ufficiali raccolti dopo il cessate il fuoco.

La linea gialla e la vita perduta

La «linea gialla» è l'immagine che oggi spaventa i contadini di Gaza. All'apparenza è solo una trincea di blocchi di cemento dipinti di giallo, ma nella pratica segna aree che ora sono sotto controllo militare e in gran parte inaccessibili. Prima della guerra, gran parte della produzione agricola della Striscia era qui; oggi quella terra è spesso un deserto di macerie e siti militari.

Per capire le dimensioni: Israele controlla una fascia lunga circa 65 chilometri, da Rafah a nord fino a Beit Hanoun, con una larghezza che varia normalmente tra 300 e 1.000 metri e in alcune parti arriva fino a 1.500 metri. In queste aree si trovava circa il 60 per cento dei terreni agricoli più fertili di Gaza.

I contadini e le loro storie

Enad arrivava ogni giorno fino al punto più vicino possibile alla linea. Si fermava, guardava verso la sua terra coltivata e cercava di scorgere qualche sprazzo di verde. Poi si allontanava, le mani ancora sporche di terra, sapendo che non poteva tornare. Come molti, ha piantato mallow, peperoni, cipolle e melanzane prima che i carri armati lo costringessero a scappare.

Yassin possedeva 17 dunam che oggi sono dentro la fascia chiamata yellow line. Ha visto case e alberi abbattuti. Dice che casa si può ricostruire; gli ulivi, i limoni e la vite impiegano anni per tornare a produrre. Per lui la perdita degli alberi è peggio della perdita delle mura.

Nofal spera ancora in una fase successiva del cessate il fuoco che permetta il ritorno. Non mette piede sul suo terreno da due anni perché i militari sparano se ti avvicini. Khaled invece non si è arreso: ha cominciato a coltivare a 50 metri dalla linea, con strumenti vecchi e annaffiando a mano. Racconta che pianta anche se sa che la terra gli costa fatica e rischio.

Una nuova frontiera di fatto

Le autorità militari israeliane hanno descritto la linea come una nuova linea di difesa e attacco. Il capo di stato maggiore dell'IDF ha detto che la linea gialla rappresenta la nuova linea tra Israele e la Striscia, e il ministro della Difesa ha avvertito che qualsiasi tentativo di oltrepassarla sarà contrastato con fuoco diretto senza preavviso. Una portavoce militare ha spiegato che le regole in vigore riguardano la gestione delle intrusioni oltre la linea.

Questo posizionamento, con centinaia di blocchi gialli e pattugliamenti, ha di fatto trasformato la linea in un confine di fatto. Sebbene un piano internazionale avesse previsto il ritiro verso un'altra linea indicata sulle mappe, le forze non si sono ritirate e il ritorno dei contadini è diventato sempre più improbabile.

Dati agricoli che spiegano il problema

  • Prima della guerra, la superficie agricola a Gaza era di circa 195.000 dunam.
  • Quasi la metà di quella superficie era coltivata con oltre 55 tipi di verdure; il resto era destinato a frutta e cereali.
  • Il settore agricolo valeva circa l'11 per cento del prodotto interno lordo con un valore di produzione di 343 milioni di dollari.
  • Circa 560.000 persone lavoravano, a tempo pieno o parziale, in agricoltura.
  • Secondo stime internazionali, oggi circa il 94 per cento dei terreni agricoli è reso inutilizzabile dalla distruzione, dai bulldozer o perché si trova oltre la linea gialla; solo il 6 per cento rimane accessibile, quasi esclusivamente nelle aree occidentali.

Prima del conflitto Gaza era autosufficiente per le verdure, con una capacità di produzione pari al 115 per cento del fabbisogno. Oggi il deficit alimentare supera l'85 per cento. Il risultato è un aumento vertiginoso dei prezzi e una crescente carenza di cibo fresco, con impatti su malnutrizione e fame.

Politiche e distruzione mirata

Dal primo periodo di ostilità, molti campi sono stati colpiti dall'aviazione, poi demoliti con bulldozer. Sono stati danneggiati anche sistemi di irrigazione, serre e pozzi. Esperti locali denunciano che queste azioni hanno danneggiato la fertilità del suolo, uccidendo microrganismi fondamentali e rendendo ricostruzione e coltivazione molto più difficili.

Consulenti per lo sviluppo agricolo definiscono quanto avvenuto come il risultato di una politica sistematica volta a indebolire un settore che era alla base della resilienza alimentare locale.

Quanto resta dietro la linea gialla

La linea attraversa metà della Striscia: taglia Beit Hanoun, parti di Jabalia e Beit Lahia, l'area est di Gaza City, gran parte dell'est di Khan Yunis e zone della città di Rafah. L'area chiamata «Gaza orientale» comprende circa 130.000 dunam agricoli, suddivisi approssimativamente in:

  • 30.000 dunam lungo le zone di confine orientali;
  • 35.000 dunam nelle zone di Beit Lahia, Beit Hanoun ed est di Jabalia;
  • almeno 25.000 dunam nella governatorato di Rafah;
  • 40.000 dunam a Khan Yunis.

Gran parte di questi terreni sono stati distrutti o trasformati in zone militari. Secondo i responsabili agricoli locali, la presenza continua dell'esercito su quelle terre spegne le speranze di un ritorno immediato alla coltivazione.

Cosa resta e chi resiste

Nonostante il quadro generale sia desolante, alcuni coltivatori non rinunciano. Lavorano con attrezzi semplici, annaffiano a mano e ripiantano dove è possibile. Lo fanno per bisogno, per dignità e per mantenere un legame con la terra.

Ma la realtà è chiara: senza accesso ai terreni, senza sementi e fertilizzanti e con il suolo devastato, Gaza non potrà recuperare rapidamente la sua capacità produttiva. La produzione agricola locale rimarrà limitata finché la situazione sulla linea gialla non verrà risolta e finché non sarà permesso l'accesso e la ricostruzione su vasta scala.

In sintesi: la linea gialla non è solo una segnalazione fisica. È una barriera che ha cancellato anni di lavoro, ha trasformato ampie superfici coltivate in zone inaccessibili e ha spinto Gaza dalla autosufficienza al forte deficit alimentare. Per i contadini, il ritorno alla terra resta un obiettivo incerto.