Episodi doppi, problemi doppi

Marvel e Disney hanno consegnato ai fan una doppia dose di Daredevil: Born Again questa settimana, pubblicando insieme il secondo e il terzo episodio della seconda stagione. Il risultato è semplice: Matt Murdock, interpretato da Charlie Cox, smette di limitarsi alla resistenza clandestina e porta lo scontro direttamente contro l’AVTF, la forza anti-vigilanti messa al servizio del sindaco Kingpin, cioè Wilson Fisk, interpretato da Vincent D’Onofrio.

Il quadro generale è già chiaro dal primo episodio della stagione: Daredevil e Karen Page, interpretata da Deborah Ann Woll, stanno cercando di opporsi nell’ombra al controllo sempre più stretto di Fisk su New York. Il sindaco criminale, ormai travestito da uomo delle istituzioni, usa l’AVTF come se fosse il suo esercito personale. Non si limitano a fermare i presunti vigilanti: li rapiscono, li imprigionano e li sottopongono perfino a processi farsa. La democrazia, insomma, continua a vivere momenti brillanti.

Episodio 2: la repressione si allarga

Bullseye torna alla chiesa

Mentre Cherry, interpretato da Clark Johnson, si riprende in ospedale dopo l’aggressione dell’AVTF avvenuta alla fine del primo episodio, Bullseye, cioè Wilson Bethel, si presenta in una chiesa già nota ai fan della serie Netflix. Chiede di “Sister Maggie”, ma scopre che è a Roma. Chi segue la storia di Matt sa bene che Maggie è sua madre, che lo aveva lasciato da bambino dopo aver abbandonato il convento.

Il momento prende subito una piega inquietante quando Bullseye mormora al prete: “Father I need absolution, I betrayed people, betrayed myself…”. Poco dopo, la solita illuminazione blu fa il resto, richiamando visivamente sia la prima stagione sia la serie originale. Non proprio il clima più allegro per una visita pastorale.

Bullseye sembra avviato verso una possibile redenzione, ma la questione resta aperta. Più tardi nell’episodio, infatti, massacra altri agenti dell’AVTF che provano a intercettare Cherry quando lascia l’ospedale.

Fisk affila la propaganda

Nel frattempo Fisk si allena per la sua “fight night”, ma nel frattempo organizza anche la risposta politica contro Daredevil. Matt non viene smascherato con il suo vero nome, almeno non ancora. Il sindaco considera il blind lawyer di Hell’s Kitchen che gli ha salvato la vita un bersaglio difficile da vendere all’opinione pubblica.

Così decide di giocare la carta dei manifesti: cartelloni e locandine con il volto di Matt compaiono in città, presentati come una campagna per ritrovarlo dopo la sua scomparsa avvenuta negli eventi della prima stagione. È una mossa furba, perché fa apparire Fisk più umano mentre continua a stringere il cappio attorno al quartiere. Classico buon governo, in versione molto meno credibile.

In parallelo, la serie continua a scherzare sul materiale delle fake news con le trasmissioni del “Fake Kingpin”, che parodiano tutto quello che Fisk sta facendo. Sheila, l’assistente di Fisk interpretata da Zabryna Guevara, accusa Daniel Blake, interpretato da Michael Gandolfini, di aver fatto trapelare informazioni. Lui nega, ma viene poi visto copiare il filmato dal Northern Star, mentre Fisk lo minaccia apertamente per le fughe di notizie. Un rapporto di lavoro sereno, come si vede.

Angela del Toro entra in scena

L’episodio sviluppa anche Angela del Toro, interpretata da Camila Rodriguez, come nuova White Tiger. Si trova con zia Soledad, interpretata da Ashley Marie Ortiz, in una bodega quando il proprietario punta una pistola contro alcuni adolescenti che stavano rubando.

Quando arriva l’AVTF, la situazione degenera: gli agenti colpiscono il negoziante, pestano un ragazzo e arrestano persino Soledad. Il quartiere reagisce con proteste e rivolte, segno che la città non sta assorbendo troppo bene il regime di Fisk. Questo spinge Angela a recuperare l’amuleto di White Tiger tramite Kirsten McDuffie.

Matt e Karen passano ai fatti

Più tardi, Karen e Matt si ritagliano un raro momento di calma nel loro rifugio sopra il bar di Josie. Ballano insieme, per un attimo quasi dimentichi del caos. Poi arriva una sirena dall’esterno, Matt si destabilizza e l’AVTF irrompe nel locale per arrestare Josie. La tregua dura giusto il tempo di un piccolo sorriso, quindi, cioè pochissimo.

Matt si lancia subito nel combattimento e riesce perfino a mettere in crisi due agenti puntando loro contro un fucile a pompa. La luce li acceca, loro credono che stia per sparare, ma lui preferisce sparare al soffitto e poi li pesta senza troppi complimenti. Una scelta scenica decisamente più utile del solito monologo da villain.

Dopo aver liberato Josie, Matt e Karen fuggono verso il vecchio bunker del Punitore, dove Karen confessa di tenere in ostaggio un agente dell’AVTF. È chiaro che è pronta a spingersi in territori morali piuttosto scivolosi pur di avere un vantaggio contro Fisk.

Episodio 3: l’assalto al carcere di Red Hook

Un agente dell’AVTF vuole disertare

L’agente rapito da Karen nel secondo episodio non si rivela affatto un semplice ostaggio. Dice infatti di voler passare dalla parte della resistenza. Matt ascolta il battito del suo cuore per capire se stia mentendo, perché quando si vive in questa serie un minimo di sospetto è praticamente un requisito professionale. Alla fine capisce che l’uomo dice la verità e lui consegna una tessera d’accesso per il carcere di Red Hook.

Heather Glenn e il dibattito sui vigilanti

Intanto Heather Glenn, interpretata da Margarita Levieva, continua a confrontarsi con la maschera di Muse, segno che il trauma della stagione precedente è ancora ben presente. Parla anche con McDuffie del significato dei vigilanti e della possibilità che possano essere figure positive.

Il punto di vista di Heather è abbastanza netto: Muse ha quasi ucciso lei, e le maschere danno alle persone il pretesto per liberare i loro impulsi più violenti. È anche il motivo per cui si accanisce così tanto contro Jack Duquesne, cioè Swordsman, nei processi messi in piedi dal regime.

Jack Duquesne finisce nel mirino

McDuffie viene accompagnata a Red Hook per incontrare Jack in modo riservato. L’agente Cole North, interpretato da Jeremy Isaiah Earl, si comporta in modo apertamente scortese e la trascina attraverso il carcere con tutta la grazia di un cancelliere senza pazienza.

Quando finalmente parla con Jack, i due riconoscono che le prove contro di lui non sono davvero solide. Ma sanno anche che questo conta poco in una New York governata da Fisk. Jack osserva che il sindaco probabilmente non ha nemmeno bisogno di prove: basta l’accusa. E, in effetti, il sistema sembra funzionare secondo quel principio.

Questo porta Karen e Matt a discutere dell’ipotesi di uccidere Kingpin. Karen spinge sull’idea che potrebbe essere la scelta giusta, ma Matt ammette di pensarci ogni giorno e allo stesso tempo spera che il sistema non sia completamente irrimediabile. Per lui la linea va tracciata lì: fermarlo sì, eliminarlo no. Alla fine la questione si riduce a una sola domanda: “Questo riporterebbe in vita Foggy?” La risposta è no, quindi Matt conclude che l’omicidio non è la soluzione. Un raro momento in cui la logica batte la rabbia.

Il processo e il colpo al carcere

Il processo di Swordsman parte e la sentenza è prevedibile: colpevole di aver violato la Safer Streets initiative e le leggi anti-vigilanti di Fisk. Un sistema davvero molto interessato alla sfumatura giuridica, come è noto.

Jack viene rimandato al carcere di Red Hook, ma non ci resta a lungo. Daredevil entra usando la descrizione che McDuffie gli aveva fornito sul percorso interno della struttura. In più, ascolta il suono dell’orologio che aveva lasciato nella cassa delle armi sul Northern Star, così da orientarsi.

Mentre libera i prigionieri, Matt si allea con Jack in una combattuta sequenza in piano sequenza, girata con grande efficacia, contro le guardie del carcere. È una scena molto soddisfacente, perché mostra il protagonista che fa uscire innocenti da un centro di detenzione. Un concetto che, senza voler essere troppo sottili, dovrebbe suonare familiare a chi segue le notizie del mondo reale.

Matt però non è solo. Angela del Toro arriva indossando un costume di White Tiger ispirato a quello dello zio e aiuta Karen a rubare un camion militare per completare la fuga dei detenuti.

Fisk ribalta tutto

Mentre l’operazione di Daredevil sembra un successo, Fisk trova il modo di rispondere con un colpo ancora più cinico. Fa esplodere il Northern Star, uccidendo la squadra notturna a bordo. Poiché l’attacco avviene nello stesso momento del blitz nel carcere, il messaggio è evidente: Fisk vuole scaricare la colpa su Daredevil e attribuirgli anche la morte degli addetti del turno di notte.

Così Matt riesce a liberare i prigionieri innocenti, ma Fisk riesce comunque a vincere sul piano della percezione pubblica. Non sempre chi salva le persone controlla anche il racconto, e questa stagione ci tiene molto a ricordarlo.

Nel frattempo resta da vedere come Matt reagirà a tutto questo nel prossimo episodio di Daredevil: Born Again stagione 2.